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Ciminà, Aspromonte orientale. Le Naiadi del Nessì

  •   Francesco Bevilacqua
Ciminà, Aspromonte orientale. Le Naiadi del Nessì

Aspromonte orientale. Valle del Torrente Nessì. Un uomo dallo sguardo mite. Cerca asparagi. Insieme al figlio. Sorride. Chiediamo informazioni. Risponde affabilmente. In questo luogo perduto ci sono soltanto rovine. Muraglioni di pietre a secco coprono un'area enorme, semi immersa nel bosco. Vi erano mandrie di animali. La notte, i pastori le ammassavano negli stazzi. Loro sostavano attorno ai fuochi accesi nelle case di pietra. Minestra calda di erbe selv...atiche. Poi stramazzavano stanchi sui pagliericci. Prima dell'alba erano già fuori. A mungere e rimestare il siero di latte nelle grandi caldaie. Come racconta Corrado Alvaro. E poi via, lungo sentieri secolari. Verso i pascoli di montagna. Ora è silenzio. Siamo noi i nuovi pastori. L'uomo sa cosa cerchiamo. Si attraversano selve intricate di lecci e roverelle. Su burroni precipiti. Sotto rupi maculate di licheni, fessurate dall'erosione. Fioriture di biancospino come colate sui fianchi della valle. E asfodeli, dappertutto. E crochi. Poco cielo, livido di nubi, occhieggia fra le torreggianti forme d'Aspromonte, come scrisse Edward Lear. Ed ecco finalmente le Naiadi del Nessì. La prima ninfa scivola sinuosa su una "S" tra le rupi. La seconda è una "cannila", dritta e bianca. Ma non siamo paghi. Affamati di memoria, proseguiamo sul sentiero, verso l'alto, preceduti da invisibili capre rinselvatichite. Sino ad una cima senza nome. Si apre una veduta senza tempo. Capiamo i transiti antichi dei pastori, i nascondigli dei lupi e dei cinghiali. Al ritorno, Ciminà potrebbe stare in un libro di Carlo Levi. Tutto sembra abbandonato. Eppure, alle case, ancora contadini e pastori tribolano, accudiscono la terra e gli animali. Donne negli orti. Qui si vive con dignità, si è ancora custodi di memoria. Nonostante tutto e tutti.
Nelle immagini: scorci della valle del Nessì, Ciminà, Aspromonte orientale, Calabria. Foto Francesco Bevilacqua.