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Fiumare Bonamico e Careri: due bombe innescate. Gli interventi dell'ingegnere Mammoliti e del sindaco Grenci

  •   Redazione
Nella foto Carlo Tansi, capo della ProtCiv Calabria Nella foto Carlo Tansi, capo della ProtCiv Calabria

A seguito dell'inchiesta sulla discarica abusiva di Bosco San'Ippolito, pubblicata online qualche giorno fa, si è acceso un confronto sui social sulle problematiche ambientali dei nostri territori, a cui ha partecipato anche Carlo Tansi, dirigente della Protezione civile regionale.

Questa la dichiarazione dell'ingegnere, Giuseppe Mammoliti:

"Ma la frazione di Bosco S.Ippolito ha ben altri problemi oltre quelli segnalati dalla bravissima Antonella Italiano. Problemi connessi alla situazione di totale abbandono delle aste torrentizie Bonamico e Careri che la lambiscono sui fianchi. Com'è noto, già nella alluvione dell'anno 2000, il piccolo centro abitato è stato invaso da acque torrentizie determinando alcune situazioni di serio pericolo per la popolazione. I successivi lavori di ripristino hanno impegnato, per diversi giorni, anche gli operai dell'AFOR. Quello è stato un piccolo assaggio di ciò che potrebbe succedere se invece di una bomba d'acqua di breve durata si verificasse qualcosa paragonabile alla grande alluvione del 1951, anno in cui si sono registrati quantità di pioggia di circa 500mm/giorno (pari a 500 litri di acqua per metro quadrato/giorno). Il record si è verificato a S. Cristina d'Aspromonte con 535mm in 24 ore. Ma a quei tempi gli alvei dei torrenti su menzionati erano ben diversi, più capienti in un certo senso, da come appaiono oggi.

Basti pensare che il torrente Bonamico scorreva in una vallata profonda a quota molta più bassa di quella attuale. Testimoni oculari stimano che in prossimità della località giardino, il letto del torrente si trovasse a circa 50 m più in basso rispetto alla quota attuale. In circa 66 anni, nonostante l'azione positiva svolta dall'invaso denominato lago Costantino, originatosi nella alluvione di fine '72 inizio '73, l'alveo torrentizio è cresciuto di diversi metri (complessivamente siamo nell'ordine di alcune decine di metri). La misura di tale crescita, almeno per quanto riguarda l'evoluzione in quest'ultimo decennio, è misurabile dall'altezza relativa all'acquedotto per Casignana che attraversa il torrente all'altezza della località Giardino. Adesso che il lago è scomparso e non si può contare sulla sua azione benefica, i detriti, scorrendo, tendono a depositarsi lungo l'alveo determinando un costante innalzamento di quota dello stesso con difficoltà di sversamento dell'affluente di sinistra denominato torrente S. Venere del Belice che, non potendo defluire liberamente, è straripato invadendo i terreni limitrofi un tempo adibiti ad usi agricoli. Purtroppo, la situazione peggiora di anno in anno perché, ormai, la pendenza dell'alveo è tale da non permettere ai detriti di raggiungere la foce. Bisognerebbe procedere, con urgenza, a scolmare queste aste torrentizie e procedere anche al ripristino della giusta pendenza idraulica degli alvei in modo da garantire il regolare deflusso dei detriti trasportati, impedendone quindi l'accumulo. E questo non è un lavoro da protezione civile, come ha sottolineato in una sua intervista il dott. Carlo Tansi, ma dovrebbe essere parte di una serie di interventi ordinari mirati alla difesa idrogeologica del territorio calabrese.

Personalmente sono convinto che più si ricorre alla protezione civile e più carente sia la sistemazione del territorio. Si potrebbe istituire una sorta unità di misura di efficienza della sistemazione idrogeologica territoriale, ma, notoriamente, sono alcuni decenni che la maggiore azienda calabrese operante in questo settore, per carenza di fondi, nei fatti non ha prodotto alcunché di positivo. Ovviamente il riferimento è a "Calabria Verde" che, come già sottolineato nella trasmissione di Giletti, il 96% dei fondi disponibile è impiegato per le paghe degli operai e il residuo 4% è assolutamente insufficiente per affrontare lavori di un certo respiro. Di questa situazione di sostanziale abbandono del territorio, ne risentono anche le coste calabresi che a causa del mancato apporto detritico sono soggette ad una costante erosione dovute alle correnti marine. Qualche settimana fa ho ascoltato che si intende monitorare codeste aste torrentizie ma ovviamente questa non può essere considerata una soluzione al vero problema. Bisogna intervenire, con urgenza a livello strutturale altrimenti i possibili danni ai paesi e alle popolazioni, come quella presente nella frazione S. Ippolito, saranno inevitabili e anche i problemi connessi all'inquinamento ambientale potranno essere visti come un male minore. Concludendo, sono convinto che, al punto in cui siamo, O ABBASSIAMO IL LIVELLO DEGLI ALVEI O CI TOCCHERA' ALZARE IL RESTO DEL TERRITORIO!".

Segue la risposta del sindaco di Ardore, il dottore Giuseppe Grenci:

"Caro ingegnere Mammoliti, mi associo pari pari alla sua analisi e all'allarme lanciato riguardo alla situazione delle aste fluviali del Bonamico e del Careri.

Una analoga situazione interessa, al confine nord del territorio di Ardore, la fiumara Condojanni il cui letto negli ultimi anni si è pericolosamente innalzato al centro, diventando, in alcuni punti, più alto degli argini. Negli ultimi 15 anni, da amministratore di questo Comune, ho più volte segnalato, documentato ed argomentato, nelle superiori sedi istituzionali competenti e non, la pericolosità della situazione soprattutto in relazione al fatto che la zona limitrofa alla foce denominata Pantano, (che, purtroppo, per una irragionevole estensione a questa zona - il cui nome la dice tutta - del Piano Regolatore degli anni 70, è stata oggetto di intensa urbanizzazione) ha una notevole possibilità di essere invasa e totalmente sommersa dalle acque, in caso di eventi alluvionali eccezionali. Della situazione, lo scorso inverno, ha potuto prenderne atto, in un sopralluogo sollecitato dal sottoscritto, l'ingegner Carlo Tansi, che ha concordato sulla situazione di pericolosità della detta Fiumara, facendosi portavoce presso la Regione Calabria e l'Autorità di bacino della necessità di adottare urgentemente misure di scolmo e di regimentazione del corso d'acqua.

Ora incomincio a invecchiare, anche come amministratore, ed avendo denunciato così tante volte questa situazione nelle opportune sedi istituzionali, mi sento stanco di gridare nel deserto: ma se gridiamo tutti insieme, forse, qualcuno ci ascolterà altrimenti non ci resta che pregare, sperando nell'ascolto del buon Dio, per chi ha fede".


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