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In Aspromonte
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Il 5 febbraio, a San Luca, gli Onori al Brig. Carmine Tripodi, dopo 35 anni dall’attentato

di Cosimo Sframeli«Noi, carabinieri e magistrati fantasma, che indagammo a San Luca»

L’industria dei sequestri negli anni ’70 e ’80 era fiorente nella Locride. Decine e decine di sequestri compiuti in Piemonte, Lombardia, Lazio oltre che nella provincia di Reggio Calabria erano gestiti da poche cosche di San Luca e Platì. Un affare da centinaia di miliardi, un’accumulazione di capitali imponente, condotta in maniera selvaggia e brutale a costi bassissimi. Tante persone inghiottite per  sempre dall’Aspromonte: il vecchio farmacista Vincenzo Macrì rapito a Mammola, la signora Mariangela Passiatore, rapita a Bianco, l’ingegnere De Francesco rapito a Bovalino, la giovane Cristina Mazzotti rapita in Lombardia, il possidente Colistra rapito tra Riace e Stignano, il giovane Andrea Cortellezzi rapito a Busto Arsizio, l’anziano possidente Vincenzo Medici rapito a Bianco, il radiologo Pasquale Malgeri rapito a Siderno, Giancarlo Conocchiella rapito a Lamezia Terme, il fotografo Lollò Cartisano rapito a Bovalino. E tanti restituiti segnati nel corpo, distrutti nell’anima per sempre. Tante violenze, tanti stupri non denunciati, sofferenze fisiche inimmaginabili, intere famiglie di professionisti costrette a lasciare per sempre il proprio paese, altre lacerate, impoverite. E oltre ai sequestri, i traffici di droga con l’Australia, gli Stati Uniti, l’America latina e le città del nord Italia. Tantissimi gli omicidi di mafia con molte vittime innocenti rimaste senza un perché, tra i tanti misteri rimasti insoluti. Ed uno dei capi della Cupola palermitana costituitosi “trafelato” alla Stazione dei Carabinieri di Africo dopo una visita improvvisa, quanto misteriosa, al parroco di Africo. A fronteggiare questa armata implacabile e feroce due sostituti procuratori, una Squadra di polizia giudiziaria composta da quattro militari, e poi nelle Stazioni e nelle Compagnie giovani sottufficiali e ufficiali dei Carabinieri. Il volo inutile degli elicotteri il giorno dopo ogni sequestro. Il disinteresse di tutti, anzi il gioco al massacro contro coloro che facevano il loro dovere come potevano. Ispezioni ministeriali sulla base di dossier anonimi, false veline del Sisde contro i magistrati, false raccomandazioni di politici per fare trasferire il comandante della Squadra di polizia giudiziaria, processi disciplinari, processi penali, richieste di risarcimenti per miliardi di lire. Ma l’anno 1985 era un anno importante per il brigadiere Carmine Tripodi, 25 anni da compiere il 14 maggio, comandante della Stazione Carabinieri di San Luca; era l’anno in cui si sarebbe sposato, l’anno in cui l’amore per Luciana, quella ragazza mite e dolce che lo attendeva ogni sera, per trascorrere con lui l’ora di cena, si sarebbe trasformato in una unione felice. Il giorno 5 febbraio 1985, il brigadiere Tripodi aveva guidato il giudice istruttore di Napoli dr. Guglielmo Palmeri in una ispezione dei luoghi con l’ingegnere De Feo e i difensori degli imputati. In quella circostanza aveva fornito informazioni circa la proprietà degli ovili e il possesso dei pascoli nelle zone ove erano state individuate le prigioni del sequestrato. La sera del 6 febbraio 1985 non arrivò a Bianco dal capitano Claudio Vincelli né dalla sua Luciana; lungo la strada, a bordo della sua autovettura, appena fuori da San Luca trovò la morte e a nulla valse la sua reazione immediata e l’esplosione di sei colpi dalla sua pistola di ordinanza. Ma la decisione di uccidere il brigadiere era stata presa già l’anno prima. In un giorno d’estate, era l’otto luglio del 1984, il brigadiere dei carabinieri Carmine Tripodi con un gruppetto dei suoi uomini della Stazione di San Luca si era incamminato, come era solito fare, per i sentieri delle montagne attorno a San Luca. Giunto in località Pietra Castiglia aveva notato qualcosa di strano; gli uomini si erano appiattati nei pressi di un ovile e poco dopo si erano avvicinati sino a interrompere una vera e propria riunione di una cosca; nel gruppo di sette persone spiccava un latitante perché colpito da un ordine di cattura emesso dalla Procura della Repubblica di Napoli per il sequestro di persona di Carlo De Feo, un ingegnere napoletano, “custodito” in Aspromonte per la cui liberazione, avvenuta nel febbraio 1984, venne pagato un riscatto di oltre quattro miliardi di lire. Alle indagini per quel sequestro, dirette dalla Procura della Repubblica e dal giudice istruttore di Napoli, il brigadiere Tripodi aveva dato un contributo prezioso; aveva individuato otto rifugi ove era stato il sequestrato, aveva individuato persone, aveva fornito l’organigramma delle cosche. Nell’occasione del giorno 8 luglio vennero arrestati pure gli altri sei per favoreggiamento personale ma non rimasero a lungo in carcere. Alcuni erano parenti del latitante e pertanto non punibili, gli altri dissero che si erano incontrati per caso. La pistola rinvenuta se l’accollò il latitante. Non era frequente che i carabinieri capitassero in un ovile di montagna sorprendendo sette esponenti di una cosca mafiosa che, successivamente, comprese chi informava il brigadiere Tripodi. La sorte di Giuseppe Giorgi, considerato infame, era segnata. Sapeva troppo; addirittura era al corrente del progetto di uccidere il brigadiere. Non era affidabile, non aveva tenuta, aveva fatto nomi appena messo alle strette dai Carabinieri.

Nel processo per l’omicidio di Giuseppe Giorgi venne fuori che il ragazzo nel settembre 1984 aveva rivelato alla madre un progetto di ammazzare il brigadiere, confidenza che aveva ricevuto proprio da un esponente della ‘ndrangheta. Il brigadiere Tripodi contrastava l’anonima sequestri, quella macchina perfetta che gestiva l’Aspromonte come un caveau inaccessibile, che spremeva e accumulava miliardi attraverso il sequestro di uomini, donne, bambini, coppie di fidanzati, mamma e bambino insieme, tenuti alla catena, trattati come bestie, carne viva da prendere e tenere in fresco per mesi, anni, in attesa del riscatto. Giuseppe Giorgi, malgrado il cognome, non era un rampollo di famiglie mafiose, non “apparteneva” a famiglie potenti; era un ragazzo normale nato e cresciuto in un posto sbagliato; stava facendo il servizio militare, era tornato al suo paese in convalescenza ed il brigadiere aveva dato parere favorevole per la proroga della convalescenza. Ed anche questo venne notato in paese. Così il 31 dicembre mentre nel paese risuonavano colpi di pistola e fucili per festeggiare il nuovo anno, qualcuno sparò un colpo di pistola alla testa di Giorgi, che rimase là sulla strada, senza avere potuto vedere il nuovo anno. Il 5 febbraio 1985 il brigadiere fece ancora una volta, come sempre, il suo dovere, in montagna con il giudice, ma la sera del 6 febbraio, 25 anni ancora da fare, non incontrò Luciana, ma i pallettoni dei fucili che spensero i suoi sogni e la sua vita. Ai funerali, lo Stato fu rappresentato dal Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. Riccardo Bisogniero. Le indagini furono condotte dai Carabinieri, diretti e coordinati dal dr Ezio Arcadi. I procedimenti penali relativi all’omicidio del giovane Giuseppe Giorgi e del brigadiere Carmine Tripodi si conclusero senza condanne.

                                                                                                                                                

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Escursioni. Domenica 8 dicembre “Gente in Aspromonte” sarà al Serro di Carrà

ASSOCIAZIONE ESCURSIONISTICA

“Gente in Aspromonte”

FEDERAZIONE ITALIANA ESCURSIONISMO

DAL PROGRAMMA ESCURSIONI 2019

La Natura Nascosta

Domenica 8 dicembre

Il Fernetto di Carrà

Itinerario Naturalistico Panoramico Storico ad anello. Il termine dialettale Carria e Carra, viene usato per identificare il farnetto, così nellaparte orientale e sud-orientale del massiccio aspromontana sona frequenti le contrade denominate Carruso. Puntone Carra, Carrera, Piani di Carra, Serro Alto Carra, ecc.. In passato i boschi di farnetto sono stati  utilizzati per il pascolo, carbone, traverse ferroviarie, legname da opera, doghe per botti. Nel sottobosco è prevalente l’erica arborea, il corbezzolo dai succosi frutti autunnali di colore rosso e arancione e in alcuni tratti è dominato dal giallo primaverile della ginestra che si alterna al verde scuro del leccio. Una camminata affascinante nella quale si celano cose straordinarie, intatte e inaspettate.

Raduno ore  9.00 Centro Commerciale di Bovalino

Ore: 9.15 partenza per il Casello Carrà

Ore: 10.00 partenza escursione

Il Fernetto di Carrà

Tempo: Ore  5.00

Località: Casello Afor – Carrà

Dislivello: 997 slm 1301

Comuni: San Luca

Difficoltà: E. Escursionistico

L’autunno è periodo ideale per camminare in montagna, lungo i fiumi oppure lungo i sentieri di campagna,tra ottobre e novembre i colori rendono il paesaggio ancora più suggestivo e spesso si

trovano ottime condizioni per percorrere il suggestivo anello intorno al Serro di Carrà con le splendide vedute panoramiche sulla valle e le imponenti catene montuose.Un percorso di 12 km

complessivi che ci permette di ammirare tutte le forme del paesaggio Aspromontano: pareti verticali, pendii dolcie varie fasce di vegetazione. Una suggestiva immersione nella natura viva mutevole della nostra montagna che si offre al visitatore con i suoi variegati elementi, pronta a mostrarsi nelle sue diverse sfaccettature geologiche, naturalistiche e antropiche.

Descrizione sentiero:

Si parte dal Casello Carrà, superato il cancello sulla sinistra della strada si scende per qualche minuto lungo la sterrata e in poco tempo siamo al piccolo rifugio di Ceresia; da qui si sale per un centinaio di metri fino a raggiungere il quadrivio dei piani di Ceresia: a sinistra scende la strada della Vallata della Menta, al centro la strada che portaal vecchio acquedotto, a destra la strada che  porta ai piani di Carrà.

Si prosegue sulla pista di centro su una terrazza panoramica da dove si possono ammirare numerose vette e la fantastica valle della Menta con il cocuzzolo di Puntone della Crocecaratterizzata da pendii scoscesi  di macchia mediterranea e da numerosi promontori che si  aprono sulla valle. Si scende lievemente per poi risalire raggiungendo in breve tempo un tratto pianeggiante: stiamo attraversando la stretta e ombrosa valle della sorgente Iero.

Si prosegue facilmente per circa una mezz’ora fino a raggiungere un bivio dove si gira a destra e proseguendo ci immergiamo nel pieno della foresta di Iero, all’ombra di alberi secolari e al fresco generato dai vari torrenti. Si sale dolcemente, dopo circa 10 minuti siamo alla pietra Intonata. Nello spazio circostante sono presenti querce, lecci, ontani che con la colorazione giallo-rossa delle loro foglie ci testimoniano l’inoltrata stagione autunnale.

Arrivati a un piazzale si lascia la sterrata e ci si immette su un piccolo sentiero, la salita è intuitiva e non si può sbagliare, che risalendo attraverso un fitto bosco di lecci, roverelle e superato lo strappo finale dei ghiaioni ci porta alla fontana del Salice. Da qui si sale verso il passo del Salice e  al bellissimo panoramico sentiero che ci porta al suggestivo Serro di Cropanelli da dove potremo ammirare uno scenario mozzafiato verso il mare e verso la cima più alta dell’Aspromonte con i suoi 1956 m.s.l.

In questo tratto i pascoli sono ricoperti da una fitta pietraia, ma il verde continua ad essere il colore dominante in tutto l’ambiente circostante. Il sentiero procede ora senza  alcun problema e con pendenza dolce lungo la  movimentata cresta, dopo circa 10 minuti si arriva al cancello di Iero, dove la vegetazione cambia completamente e dal leccio e macchia mediterranea si passa al fernetto che ci accompagna per tutto il sentiero.

Il panorama inizia ad aprirsi: sulla destra della valle  si vede una muraglia rocciosa formata dai contrafforti di cima Iero, sulla sinistra verso sud, la Valle delle Pietre con il simbolo dell’Aspromonte di Pietra Cappa. Da quì in avanti il cammino si fa molto agevole e con divertenti saliscendi, dopo aver superato serro alto di Carrà ci immettiamo in una pista forestale che costeggia un fantastico bosco di querce nei piani di Carrà, ancora qualche minuto e siamo sulla strada asfaltata; proseguendo lungo la strada asfaltata o, in alternativa lungo il sentiero, dopo qualche centinaio di metri si arriva al punto di partenza.

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San Luca. Nota stampa di Vincenzo Sera (Cisl Funzione Pubblica) sulla stabilizzazione dei lavoratori ex lsu lpu

La stabilizzazione dei lavoratori ex lsu lpu del Comune di San Luca, nasce dalla caparbietà di una Governace Commissariale che da tempo ha avuto in mente e che nel rispetto della normativa, ha portato avanti fin dal suo primo insediamento.

Così dichiara Vincenzo Sera,  Segretario Generale della Cisl Funzione Pubblica di Reggio Calabria.

Diverse sono state le riunioni ed i tavoli tecnici dove hanno registrato la partecipazione delle OO.SS.  e della RSU, dove la CISL Funzione Pubblica con il Segretario Generale Aggiunto Giuseppe Rubino ha contribuito alla definizione del processo di stabilizzazione senza fare proclami di merito.

La CISL Funzione Pubblica, intuendo da subito le nobili intenzioni del Commissario Straordinario dott. Salvatore Gulli e di tutto il personale che in questi anni ha collaborato con lo stesso, ha partecipato ai tavoli di confronto con determinazione per tutelare tutti i lavoratori.

Vertenze seguita con passione da parte della nostra Organizzazione Sindacale, non possiamo dimenticarci il tavolo tecnico più importante dove la CISL Funzione Pubblica, presente assieme ai lavoratori, ha supportato e condiviso l’azione Commissariale.

Un lungo percorso che non ha avuto bisogno di nessun suggerimento, ha trovato al momento giusto un Commissario Straordinario del Ministero dell’Interno con un grande senso e rispetto delle norme ma in particolar modo dello Stato.

E’ stato un susseguirsi di decreti legge, ed alla fine il nuovo concetto di fabbisogno del personale, permette ora agli enti locali, in piena autonomia, di poter programmare le proprie assunzioni nel limite finanziario massimo di spesa possibile.

Consente anche ai piccoli Comuni in modo flessibile di poter procedere all’assunzione in caso di cessazione di un dipendente a tempo pieno con due dipendenti in part-time. 

Queste nuove opportunità, oltre agli incentivi messi a disposizione dalla Regione con la storicizzazione delle somme e dal Ministero, hanno reso possibile il realizzarsi di un sogno per i dipendenti a tempo determinato ex LSU LPU,  che dopo tanti anni ristabilisce dignità per gli stessi, ma ancor più,  ha premiato il certosino lavoro del Commissario Straordinario dott. Salvatore Gulli, che tra vincoli normativi, vincoli di bilancio e vincoli finanziari l’ha visto impegnato in una faticosa maratona per portare a termine l’obbiettivo già prefissato.

E’ stata una fattiva e leale collaborazione tra i diversi attori interessati alla procedura. Da una parte l’Ente, il Comune di San Luca con a capo Il Commissario Straordinario e tutti i dipendenti,  dall’altra le OO.SS. con la RSU.

La stabilizzazione dei lavoratori ex LSU LPU del Comune di San Luca è l’esempio

che tutti dovrebbero seguire, infatti supportati dalla nutrita produzione legislativa per convincere la maggior parte dei “SINDACI”, che forse è il caso di riconoscere a questi lavoratori la possibilità di agganciare quella opportunità di futuro professionale che si sta offrendo loro.

In assenza di una volontà politica, e di un piano di stabilizzazione dei lavoratori provenienti dal bacino Lsu e Lpu, i contratti non possono essere più prorogati.

Piano che, d’altra parte, deve per legge poggiare su due pilastri: effettivo fabbisogno di personale previsto su base triennale e copertura finanziaria.

La stabilizzazione, dopo un ventennio di lavoro nero di Stato, resta ancora un miraggio!

Esiste, altresì, nella nostra Provincia “Città Metropolitana”,  un gruppo di lavoratori a tempo determinato ex LSU LPU,  continua il Segretario Generale Vincenzo SERA, senza volto e senza identità, presso l’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte, una ventina di  persone che per oltre 20 anni hanno lavorato con contratti a progetto, garantendo supporto e servizi, e dal 2015 lavoratori con contratto a tempo determinato.

Da quando hanno sottoscritto i contratti a tempo determinato, sono diventati figli di un Dio minore, prestando la propria attività professionale senza possibilità di affermarsi sul lavoro.

Infine si può asserire continua il Segretario Generale Vincenzo Sera, che ci aspetterà un autunno caldo dal punto di vista vertenziale, ci sono delle responsabilità di fronte alle quali non ci si può tirare indietro per le ragioni sopra indicate ma soprattutto perché tale condizione non è più tollerabile in uno Stato Civile.

Il Segretario Generale

CISL FP Reggio Calabria

Vincenzo Sera*

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