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La Calabria e il miele, il suo oro impuro

  •   Redazione
La Calabria e il miele, il suo oro impuro

di Angelo Canale - La Calabria è terra d’eccellenza per la produzione di noti ed apprezzati mieli monoflorali di qualità, dal miele d’arancio a quello di castagno, ai quali si aggiungono pregiati mieli di eucalipto e sulla. Il massiccio aspromontano, con le sua imponenti vette a relativa poca distanza dalla costa, determina situazioni microclimatiche diametralmente apposte sui versanti tirrenico e ionico, le quali influiscono direttamente sulle dinamiche di sviluppo delle famiglie di api, con frequenti blocchi invernali di covata sul Tirreno che si contrappongono a presenza di covata per tutto l’anno nelle più miti condizioni ambientali delle aree ioniche. In queste ultime, è possibile passare nel giro di pochi chilometri da produzioni tipicamente costiere (arancio) a fioriture tipiche di aree collinari e pedemontane (sulla, eucalipto, castagno), situazione quasi unica nel panorama nazionale. 

LA QUALITA’ del miele è un concetto molto più esteso rispetto al semplice connotato di tipicità determinata dal luogo di produzione. Tale alimento nutraceutico è infatti oggi sempre più utilizzato da tutte le fasce d’età della popolazione e da diverse categorie di persone (bambini, anziani, sportivi, diabetici). Per questo motivo, è necessario assicurare al consumatore, oltre che la necessaria denominazione d’origine, elevati standard di sicurezza igienico-sanitaria. Lo stesso decreto legislativo n. 179 del 2004 concernente la produzione e la commercializzazione del miele recita che “nel limite del possibile il miele deve essere privo di sostanze organiche ed inorganiche estranee alla sua composizione”. Tuttavia, è noto che sottoponendo il miele a filth test – una semplice ed economica metodica analitica che permette di separare per filtrazione le impurità solide in esso presenti – possono essere ritrovate diverse impurità solide di origine esogena: frammenti di insetti, acari, peli di roditori, particelle di origine carboniosa, filamenti di tessuto. Frequentemente, l’inquinamento è da mettere in relazione a semplici errori commessi dall’apicoltore nelle diverse fasi del processo produttivo, in particolare nei locali di smielatura. Gli acari, ad esempio, si sviluppano in contenitori per miele mal lavati, nei quali successivamente proliferano alcune specie fungine delle quali alcuni di essi si nutrono. 

SEMPLICI accorgimenti, come quello di utilizzare recipienti nuovi o accuratamente lavati e ridurre al minimo l’umidità del locale di lavorazione, possono mitigare significativamente l’insorgenza di questa problematica. Per quanto riguarda la presenza di insetti (o loro frammenti) all’interno del miele, il posizionamento alle finestre e agli ingressi del locale di smielatura di reti anti-insetto associate alla presenza di dispositivi di cattura di tipo cromo-tattico, rappresentano utili ed efficaci strumenti di controllo della contaminazione. L’eventuale rinvenimento di peli di topo e/o ratto rappresenta un rischio biologico non trascurabile e obbliga a rivedere le procedure aziendali in merito alla efficacia del piano di monitoraggio e di controllo della loro presenza, dato che non è da escludersi che essi possano fungere da vettori di microrganismi patogeni. Infine, un eccessivo uso dell’affumicatore o l’uso di combustibili non idonei sono responsabili della frequente contaminazione del prodotto da parte di particelle carboniose, che può essere ridotta utilizzando come combustibile sacchi di juta pulita. 

LE AZIENDE apistiche rispondono della qualità e della sicurezza del miele che producono. L’apicoltore, anche se dispensato dall’avere un piano di autocontrollo aziendale redatto secondo il sistema HACCP, è tenuto a conoscere le caratteristiche del processo produttivo e del prodotto (in apiario e in mieleria), a individuare i pericoli che potrebbero determinare la produzione di miele non idoneo al consumo e, di conseguenza, attuare le misure preventive o di controllo atte a ridurre o eliminare le contaminazioni. Operando in tal senso, possiamo portare l’apicoltura calabrese verso l’eccellenza.

Angelo Canale

Università di Pisa – Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali 

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