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In Aspromonte
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Giovani di Samo: Grazie al Presidente Bombino possiamo immaginare un avvenire in Aspromonte

“La speranza è un sogno ad occhi aperti”, sosteneva Aristotele. ​Ed in questi anni, al Parco non solo abbiamo “sognato”, ma, grazie alla visione strategica del Presidente Giuseppe Bombino abbiamo iniziato ad osare. A crederci davvero.

Costruendo il nostro futuro, con le mani dei giovani, la terra dei padri, la natura dei nostri luoghi. Gli odori del nostro futuro. Caro Presidente la ringraziamo: ci ha spinto a credere nelle nostre potenzialità, a fare squadra ed a guardare all’Aspromonte come bellezza da preservare e, al contempo, come luogo d’eccellenza nel quale ambire ad uno sviluppo socio-economico. Quello che un tempo sembrava solo il più bello tra i sogni, e cioè vivere nella nostra Montagna, vivere per la nostra Montagna, vivere della nostra Montagna, oggi è una realtà, e potrebbe davvero cambiare le sorti di questa Terra che amiamo, liberamente ed incondizionatamente, con tutta la nostra anima.

Al Presidente Giuseppe Bombino vogliamo dire grazie con tutto il cuore per aver lottato con noi e per noi, umile e fiera gente d’Aspromonte, ogni giorno, camminandoci sempre accanto. E’ per questo che oggi più che mai la sua riconferma alla Presidenza del Parco diviene fondamentale, affinché questa speranza costruita mattoncino dopo mattoncino, sudore dopo sudore, non rischi di venir soffocata nuovamente da logiche che non mirano al Bene della nostra Montagna e della sua gente, condannando a morte un territorio già fortemente penalizzato e per troppo tempo ignorato, umiliato. Il nostro è un appello che nasce dal cuore, dal nostro e da quello dell’Aspromonte, affinché questa fantastica storia non sia interrotta da scelte non digerite dalle nostre Comunità: vorremmo poter contare ancora sull’umanità e sulla capacità gestionale del professore Bombino, capace di creare reti di condivisioni, di premere sulla volontà di far fronte comune, lui che ha restituito il senso di comunità e di Dignità della nostra Montagna, quale requisito fondamentale da cui immaginare una rivoluzione. La nostra rivoluzione. Non fermatela, riconfermate il Presidente Bombino.

Samo, 6 settembre 2018

Aspromonte Società Cooperativa

Pro Loco “Pitagora” Samo

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Giuseppe Bombino: «Non ho mai sconfessato l’amicizia con Scopelliti»

Da qualche giorno rifletto sulla opportunità di precisare il contenuto di un articolo di stampa, apparso su un quotidiano locale, in cui si afferma che, nell’ambito delle mie dichiarazioni rese ai Carabinieri del ROS e confluite nel processo “Gotha”, io avrei sconfessato palesemente l’amicizia con Giuseppe Scopelliti.

E non avrei ceduto alla tentazione di una risposta se non fossi emotivamente e sentimentalmente coinvolto da quanto impropriamente mi è stato attribuito.

Parlando del mio “Amico” Peppe Scopelliti ho detto che così come io stesso ero stato vittima inconsapevole di un tentativo di condizionamento ad opera di un gruppo di persone oggi attenzionate dalla Procura, anche lui potrebbe aver subito la stessa sorte (vedi pag. 17 del verbale del ROS dell’1 settembre 2016).

Nell’ambito dello stesso verbale continuo dicendo che, SE e solo se, quanto in quei giorni riportato sui quotidiani locali fosse stato vero, allora mi sarei sentito tradito.

Invero, sarebbe stato anomalo che proprio quell’Amico, che mi aveva proposto nel ruolo che rivestivo (Presidente del Parco Nazionale dell’Aspromonte), e che MAI in 3 anni aveva interferito con la mia azione e mai ne aveva condizionato l’autonomia, potesse condividere quelle dinamiche (vedi verbale).

D’altra parte, così come risulta dal verbale, io stesso, non conoscendo bene i contorni della vicenda, di cui apprendevo le notizie unicamente dalla stampa, avevo ravvisato l’opportunità di sospendere i nostri contatti in attesa di chiarimenti sulla questione. Tali chiarimenti, peraltro, mi sono subito stati forniti nell’ambito della stessa escussione (vedi verbale a pag. 19), laddove mi veniva precisato: “a carico di Scopelliti non ci sono contestazioni”.

Leggendo testualmente questo verbale, appare chiaro, invece, come vi sia stato un tentativo di strumentalizzare le mie dichiarazioni per motivi che disconosco. Mi addolora ulteriormente il fatto che tali “interpretazioni” non abbiano tenuto conto del delicato momento che il mio Amico sta attraversando e che certamente non avranno contribuito a rendere più “lievi” le sue giornate.

Auspico, per il futuro, che chi ha il privilegio di fare informazione non si lasci andare ad acrobazie interpretative, ma si soffermi sul significato letterale di ciò che legge.

Giuseppe Bombino

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Villa Romana di Casignana: celebrata la Giornata mondiale dell’infinito

  • Published in Eventi

Nonostante Pino Toscano, richiamando il Principe Antonio De Curtis, avesse consigliato ai relatori di cedere all’apologia della “futilizzazione”, quelli l’hanno ampiamente disattesa, pur senza rinunciare alla “leggerezza” e alla “agilità” dei pensieri che hanno consegnato ad un pubblico attento e numeroso. Sarà stato il racconto di Antonio Crinò, curatore della logistica dell’evento, o le suggestioni di Oreste Romeo, organizzatore della rassegna, fatto sta che tra antichi edifici, immanenti testimonianze ed immensi mosaici s’è discusso di Infinito, di ciò che s’intuisce soltanto e che non è misurabile.

Nino Spirlì, dal canto suo, aprendo i lavori del Convegno ha subito messo le mani avanti, inscrivendo nel racconto del cerchio familiare la vastità del Tempo e le permanenze di uno Spazio che divengono Istante Eterno nell’abbraccio amorevole di una Madre e negli insegnamenti di un Padre al loro Figlio.

E la parabola così sapientemente tracciata dal moderatore è stata poi seguita dal raffinato ragionamento di Francesca Tomasello, capace di domare l’Austera indole di Anassimandro e di Platone, di Kant e di Nietzsche, che di Infinito se ne intendevano. E tra gli abissi dei secoli la Tomasello si spingeva con audacia, fino a far cogliere agli astanti la cifra di una Filosofia divenuta un atto essenziale della vita, come il mangiare e il bere, talmente quegli elementi del ragionamento si impastavano e si animavano.

Ma Infinita è anche l’attesa di perfezionamento di un territorio incapace di leggere documenti ed attestati, bellezza e storia. Ne hanno parlato Grazia Gioè e Sandro Casile, i quali, percorrendo le trame urbane del sud e i sentieri montani di liquide montagne, hanno contrapposto “ciò che è” a “ciò che potrà essere”, in una continua tensione verso una Alleanza tra Uomo e Città, Uomo e Natura non ancora compiuta.

Ha chiuso i lavori Giuseppe Bombino, con la Nostalgia che attraversa colui che avrebbe voluto vivere “la Civiltà che costruì il Monumento e l’Arte, la Poesia, l’Opera concepita e creata per durare per Sempre”. E poi ancora avanti, nel tentativo di risolvere la “misura” di ciò che non finisce, che non termina, che non si consuma, tra Alfa e Omega, Cronos e Kairos, fino alla sera, quando la fine del giorno s’era ormai sottratta al sipario della notte, ché Infinito s’è mostrato scendendo sull’Jonio, nel ricordo del Mito, dove tutto ritorna e non ha spiegazione.

Così, con parole lievi, Oreste la Peste pronunzia la Promessa che tutti attendevano: ci vedremo l’anno prossimo, proprio qui, tra terra e mare, mare e cielo, storia e racconto, edificio e pietra. Ci vedremo qui … tra un anno … e che volete che sia … se non un frammento di Infinito.

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