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Elezioni Regionali. Santo Biondo (Uil Calabria): «Siamo disponibili al confronto costruttivo con chi ne abbia la volontà»

«Che i bisogni della Calabria siano quelli di mettere a sistema il mercato del lavoro, di ottimizzare il settore turistico, di rilanciare le potenzialità di crescita e sviluppo, di riorganizzare il panorama infrastrutturale e di efficientare i meccanismi di protezione sociale, ormai è un dato consolidato che queste siano le esigenze prioritarie di cui questa regione ha bisogno per ripartire, frenare l'emigrazione giovanile e ridare una speranza ai suoi cittadini.

Non a caso queste che sono ormai diventate, da molti anni, le parole d'ordine che la politica usa all'interno di ogni campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale. Adesso è necessario che queste priorità non diventino un'arma di distrazione di massa che allontana l'attenzione dei calabresi da quelle che sono le fondamenta sulle quali ogni azione politica di valenza locale deve poggiarsi, per potere raggiungere gli obiettivi di crescita del lavoro, dello sviluppo, del turismo, dei servizi sociali e delle infrastrutture.

Ormai da diversi anni, il giudizio di parifica della sezione regionale della Corte dei conti sul bilancio regionale evidenzia delle gravi criticità che dovrebbero divenire oggetto di discussione seria da parte di una politica che è in procinto di rinnovare alla sua classe dirigente regionale. Il dato emerso, con l'elevato peso dei contenziosi e delle spese legali che è stato messo in evidenza, rende plasticamente l'idea della disastrosa confusione esistente nella gestione delle economie regionali.

Frutto, in gran parte, di una sanità colabrodo e ai minimi nell'erogazione dei Livelli essenziali di assistenza e di un mancato governo da parte dell'apparato burocratico regionale, che si è dimostrato incapace di riorganizzare il mondo della partecipazione pubblica e di recuperare dai Comuni il quanto dovuto per l'erogazione dei servizi essenziali ai cittadini.

Tutte risorse regionali disperse in efficienze, sprechi e malaffare che, in una Regione che necessita di risorse proprie, invece potrebbero essere investite nel sociale, nel diritto allo studio, nel supporto alle non autosufficienze, all'assistenza dell'infanzia e della terza età, e alla mobilità.

E' arrivato il momento che la politica calabrese butti giù la maschera. Per governare il territorio serve innanzitutto il governo delle risorse regionali che derivano dalle tasse che pagano i cittadini, le lavoratrici, i lavoratori, le pensionate, i pensionati e le imprese del territorio.

Dunque, la politica calabrese in prospettiva del voto del 26 di gennaio deve avere il coraggio di presentare alla Calabria programmi coraggiosi che vadano oltre le parole d'ordine della crescita, dello sviluppo, del lavoro e della riduzione delle diseguaglianze che, è innegabile, sono temi importanti ma ormai scontati.

Accanto a crescita, lavoro, sviluppo i calabresi hanno diritto di sapere come la politica che si candida al governo della Regione intende restituire  all'efficienza organizzativa e contabile e all'utilità dei calabresi società come: Sorical, Fincalabra, Calabria Verde, Corap che, oltre a garantire una fetta importante del lavoro pubblico all'interno di questa regione, sovrintendono a temi di notevole sensibilità civica quali: acqua pubblica, manutenzione del territorio contro il dissesto idrogeologico e sostegno alle imprese.

La politica ha il dovere di dire alla Calabria come intende riorganizzare, in termini di sostenibilità amministrativa ed economica, i comuni che già svolgono e lo svolgeranno ancora di più nei prossimi anni una funzione di contatto con il territorio importante nell'ottica di dare risposte concrete ai cittadini.

La politica ha l'obbligo di investire sul talento giovanile per rinvigorire la macchina pubblica regionale e degli enti locali. Per fare questo deve essere avviata una stagione di concorsi pubblici, sia per recuperare le inefficienze amministrative, sia per offrire ai giovani calabresi meritevoli un'opportunità occupazionale. Un'occasione vera e non, invece, veicolata all'interno di politiche attive del lavoro che in questi anni hanno creato un'arma ad uso della cattiva politica più che dare una vera opportunità occupazionale.

Così come la Calabria ha il dovere e l'obbligo di riappropriarsi di un ruolo costruttivo e propositivo nel riordino del sistema sanitario regionale che va liberato dalle connivenze fra cattiva politica e 'ndrangheta, per essere consegnato alla sua funzione di servizio universale e pubblico per i calabresi.

Infine, senza falsa retorica, vorremmo poter leggere nei programmi dei candidati alla presidenza della giunta regionale calabrese il riconoscimento del fatto che è arrivato il momento per la Calabria e la sua classe politica, nel mentre rivendica dal Governo nazionale un Piano straordinario per il Sud e politiche a sostegno del territorio, di fare i compiti a casa per evitare che questa regione si allontani sempre di più dal resto del Mezzogiorno, dal resto dell'Italia.

Se non si ha questo coraggio, il rischio è che cambiati i musicanti la musica resti la solita degli ultimi trenta anni. Per evitare questo pericolo ribadiamo, sin da subito, la nostra piena disponibilità al confronto costruttivo con chi ne abbia la volontà».

Santo Biondo

Segretario generale

Uil Calabria

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Rapporto Svimez 2019, nota stampa del Segretario generale Uil Calabria

«La fotografia scattata dalla Svimez non ci stupisce, disegna qualcosa di già visto, traccia i contorni di una crisi senza fine dentro la quale si agitano, ormai da troppo tempo, le regioni del Mezzogiorno ed in particolare la Calabria.

Quello che ci dice il Rapporto 2019 sull'economia del Meridione d'Italia e che la crisi economica si è fatta più profonda e che il divario fra il Nord ed il Sud del Paese si è amplificato a dismisura. Ma soprattutto che, dopo una fase di lieve crescita stimolata da azioni governative interessanti quali la fiscalità di vantaggio, lo sviluppo delle Zes, la corretta programmazione dei fondi europei e gli incentivi al sostegno occupazionale, la parte più estrema dello stivale è precipitata in una fase di profonda recessione.

Fra le regioni meridionali, poi, la Calabria è quella che soffre di più. Quella che ha subito una brusca frenata della sua pur fragile ripresa, la regione che ha patito più delle altre le scelte sbagliate della politica, che ha sofferto per l'interruzione imposta dall'alto di quei provvedimenti legislativi che avevano creato le condizioni per la timida ripartenza economica, produttiva e sociale. Se prima la Calabria stava provando a cambiare passo, lo scorso anno, purtroppo, questa regione ha segnato il passo. I dati forniti dalla Svimez ci dicono, con chiarezza, che quella tracciata era la strada giusta, quella da percorrere per uscire fuori dal tunnel.

Incrociando questi elementi con quelli emersi da diverse inchieste giornalistiche sulle ricadute del cosiddetto federalismo fiscale, poi, emerge con chiarezza che le regioni del Sud, in particolare la Calabria, hanno sofferto e dovuto fare fronte ad un consistente taglio di rimesse pubbliche, smentendo così il falso mito di un Sud spendaccione e improduttivo.

L'arretramento del Sud, invece, non è sganciato dalla riforma del federalismo fiscale che come sostenuto prima ha sottratto risorse agli enti locali del Mezzogiorno, risorse sottratte che i Comuni, gioco forza, hanno sottratto alla spesa corrente in welfare e servizi ai cittadini. Le città calabresi sono state quelle maggiormente colpite dalla scorretta applicazione delle norme statali, con Reggio Calabria che è risultata essere fra le città italiane una delle più penalizzate, dopo Napoli, dalle minori entrate statali pro capite.

Da questa ulteriore fotografia della Svimez che non è scollegata dalla sottrazione di risorse del federalismo fiscale non bisogna soffermarsi sulla fase di analisi, nelle cui more si rischierebbe solo di allargare il divario fra il Nord e il Sud della Penisola, ma è necessario invertire la rotta.

Davanti ad una fase di stagnazione pesante per le aziende e stressante per le famiglie ci pare necessario riprendere, attraverso la Legge di bilancio in discussione alle Camere, il percorso virtuoso che era stato intrapreso prima del 2018, tornando a sostenere quei provvedimenti di sostegno all'economia che avevano evidenziato un tratto di discontinuità con il passato, sostenendolo con l'applicazione immediata della clausola del 34%, accompagnandolo con il recuperoil sostegno ad un Piano straordinario di investimenti pubblici che, come sosteniamo da tempo, parta dalla ricostruzione della rete dei servizi civili, sociali e di cittadinanza a partire dalla sanità.

Questa dovrà essere una battaglia che tutta la politica nazionale, i sindacati e le associazioni datoriali e di categoria, devono fare propria, altrimenti il Sud del Paese sarà condannato ad una decrescita infelice».

Santo Biondo

Segretario generale

Uil Calabria

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Uil Calabria: «La relazione del “Tavolo Adduce”, ancora una volta, mette in evidenza le problematiche del Servizio sanitario calabrese»

Sant’Eufemia Lamezia 9 ottobre 2019  

La relazione del “Tavolo Adduce”, ancora una volta, mette in evidenza i gravi ritardi, le ripetute inadempienze e le enormi falle che relegano il Servizio sanitario regionale calabrese  fra gli ultimi dell’intera Nazione. Una situazione resa ancora più complessa dal moltiplicarsi degli scioglimenti per infiltrazioni mafiose all’interno delle strutture territoriali del Servizio sanitario regionale. Una situazione dalla quale si può uscire solo con il confronto, con il dialogo e nessuno può pensare di calare soluzioni dall’alto. Un confronto al quale noi siamo disponibili e che ci vedrà pronti nel non fare sconti a nessuno.

La cosa che sconforta di più è il fatto che il giudizio sia come sospeso per l’impossibilità di comprendere sino in fondo i ritardi del sistema a causa di una cronica mancanza di dati e di una scarsa interlocuzione fra l’organismo di controllo nazionale e le diramazioni regionali del Sistema sanitario. Una carenza di dati che non consente una verifica completa e inficia la possibilità di dare vita ad un’attenta programmazione. Un vuoto che nemmeno la presenza di Commissari governativi, dotati di poteri straordinari, ha saputo riempire. Ma che, nonostante tutto, ha messo in risalto il dato dell’emigrazione sanitaria: stimato in oltre 310 milioni di euro; il deficit organizzativo ed economico delle Aziende sanitarie provinciali e la persistente carenza nell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza. 

Purtroppo anche la programmazione appare in forte ritardo. E’ il caso del Programma operativo 2019/2021 che stenta ancora a decollare e per il quale il “Tavolo Adduce” ha chiesto al Commissario Cotticelli di agire con “tempestività e incisività”.

Proprio questa, invece, potrebbe essere la chiave di volta per rendere efficiente il Servizio sanitario regionale. Al Commissario Cotticelli diciamo subito che non fare sconti davanti ad ulteriori ritardi, convinti del fatto che il protrarsi di questa manchevolezza potrebbe inficiare definitivamente il futuro di questa terra e dei suoi cittadini.

Se le cose non dovessero cambiare, come appare ormai certo, la Calabria e i calabresi dovrebbero sopportare il peso di tasse sempre più alte, di inefficienze sempre più vistose e la riproposizione di quel blocco del turnover che sta frenando la crescita occupazionale di tanti professionisti e frenando la crescita qualitativa dei servizi offerti.

La cronica carenza di personale, infatti, persa sulle prestazioni. E nemmeno il cosiddetto “Decreto Calabria” pare possa risolvere la problematica o applicare un’azione tampone nel breve periodo. 

Secondo la ricognizione effettuata dal tavolo interministeriale in Calabria si prevedevano complessivamente 3508 assunzioni. Ad oggi risultano effettivamente assunte solo 1545 unità. I ritardi sarebbero imputabili, stando a quanto verificato dal tavolo interministeriale, al ritardo con cui sono state avviate le procedure di assunzione da parte delle singole aziende. 

Giova, infine, ricordare che per il futuro tutti i provvedimenti regionali di spesa, come quelli per la creazione di nuovi posti di lavoro, dovranno passare al vaglio dei Ministeri affiancanti e non potranno essere assunti in piena autonomia. “È di tutta evidenza - si legge nella relazione del Tavolo Adduce - che le possibili autorizzazioni alle assunzioni debbano fare riferimento esclusivamente ai Decreti del Commissario ad acta validati dai Tavoli. Ogni ulteriore iniziativa dovrà essere motivata da eventuali ulteriori elementi atti a giustificare una revisione di detta valutazione da sottoporre comunque preventivamente ai Ministeri affiancanti”. 

Una situazione paradossale. Con lo Stato che nomina un Commissario governativo, gli assegna poteri straordinari, ma lo commissaria, lo vincola nella propria valutazione ricordandogli che ogni suo passo deve essere analizzato e validato a Roma.

Biondo Santo

Segretario generale

Uil Calabria

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