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Tre giorni contro le mafie a Vibo Valentia per la rinascita del Sud

«E’ una libera scelta, ma potrebbe essere un modo per ricordare il percorso di vita che hanno dovuto affrontare i protagonisti del Docufilm TERRA MIA – NON E’ UN PAESE PER SANTI del regista Ambrogio Crespi. In un mondo in cui spesso è la mafia a sconfinare nei territori dello Stato, affermare e testimoniare la verità potrebbe essere quanto di più rischioso si possa pensare. E’ una scelta estremamente coraggiosa da parte di donne e uomini, che devono attraversare molteplici difficoltà soltanto per mantenere il diritto di parlare. Le voci dei personaggi, che la bravura di Ambrogio Crespi è riuscito ad unificare, trasportano l’eco del coraggio e della speranza per la gente del Sud, evidenza non più ammissibile. Alla maniera dei terroristi, il mafioso si ritiene una specie di avvocato e giudice legibus solutus, prescelto e unto dal Signore.  

Nel film, il linguaggio di chi racconta, è affilato come lame, il sapere è insidioso e pericoloso. Vittime e carnefici smascherati, segreti e collaborazioni ramificati, minacce e scie di sangue, il tutto in una organizzazione che raramente ha avuto cedimenti strutturali: mafia, camorra, ‘ndrangheta.

Il regista, nel mostrare un’umanità assurda, rappresenta in modo chiaro la tela di piccolo paese dell’Aspromonte e la società internazionale, risaltando, allo stesso tempo, il riscatto del bene per il quale i calabresi si battano come leoni per riconquistarlo».

                                                                                                                                                              Cosimo Sframeli   

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Vibo Valentia. Festival Leggere&scrivere: «"ndrangheta addosso" è speranza»

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La politica grosse risposte non le ha mai date e chi ha tentato di riunire gli “stati generali” della cultura si è messo in un ginepra­io; “geni sregolati” di varia natura che rivendicano primogenitu­re e reclamano riconoscimenti. Proprio come “una tigre di carta”, che non emerge perché non vale, anche se unti dal Signore. Come in tutte le guerre tra poveri, chi possiede due scarpe bucate fa lo snob con chi ne ha una sola. Discutibili operazioni “marchettifici” impediscono di concepire una strategia di penetrazione culturale che conduca a risultati durevoli. Gli attacchi e le polemiche urlate dai detrattori ideologici, professionisti dell’ “Anti”, hanno creato un effetto rimbalzo che ha dato ancor più rilevanza ad un irridu­cibile fenomeno criminale. I risultati della battaglia culturale non sono mai eclatanti, ma creano piuttosto dei punti di ri-partenza che dividono la storia in un prima e un dopo. La battaglia contro l’omertà della storia non ha certo trasformato il mondo come lo conosciamo, ma ha rotto l’argine del silenzio.

Gilberto Florianie Maria Teresa Marzano, direttori artistici, hanno condotto magistralmente l’ottava edizione del Festival Leggere&Scrivere 2019 e sapientemente ideato e organizzato una sorta di universo in cui sono stati al confronto intellettuali, scrittori, attori, registi, musicisti, per acquisire e, quindi, offrire una rigenerata esperienza formativa più ampia, meglio integrata e fortemente consapevole.

A Palazzo Gagliardi di Vibo Valentia, nella Sala Berto, è stato presentato il libro ‘Ndrangheta Addosso di Cosimo Sframeli, Edito da Falzea. Ed è stata Melissa Garrì a dialogare con l’autore davanti a un pubblico interessato alle ricostruzioni storiche dei tempi bui della Calabria che, martoriata e vittima di una ‘ndrangheta spietata e quasi invincibile, anche per le inefficienze dello Stato, ha sapientemente attualizzato le rovine e le catastrofi criminali ereditate dai calabresi, ai quali non rimane che ricostruire. Con determinato coraggio e  serena conoscenza, ha parlare di ‘ndrangheta fuori le commemorazioni di rito.

L’Avvocato Melissa Garrì ha abilmente ribadito che ad animare questa terra è la grande forza di tantissima gente onesta, le donne e uomini che edificano quotidianamente ciò che il crimine organizzato puntualmente distrugge. La bellezza dei paesi, la storia e i miti della Calabria, non riescono a trattenere i giovani che fuggono per edificare altrove un futuro migliore. Eppure, c’è pure tanta gente onesta ostinata a restare per migliorare la società calabrese.

Infatti, per amare questo territorio, patria di civiltà millenarie, non è sufficiente predicare o agire bene, ma è necessario mettere in conto anche l’eventualità di perdere la vita. Con la forza dell’amore e con l’audacia del quotidiano, la gente di Calabria, in speciale modo gli aspromontani, riuscirà a curare le ferite delle ingiustizie e delle sofferenze. Nelle pagine del libro c’è tutta la Calabria che Sframeli ha vissuto e vive, come tutti gli irriducibili, in una società fragile e impaurita, sostendo che la Calabria è solo lo specchio, estremo e violento quanto si vuole ma sempre un riflesso, di problemi nazionali antichi ed evidenti che si sono aggrappati nel tempo. La perdita di competitività e la crisi di fiducia, che serpeggiano nel Paese, si sono trasformati, nella sua parte più debole, in tragedia. La speranza è nelle donne e negli uomini che ogni giorno si prodigano con fatica a costruire una società più giusta. 

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Vibo Valentia. Venerdì 18 ottobre Giuseppe Gangemi presenterà il suo ultimo volume: "Stato Carnefice o uomo delinquente: la falsa scienza di Cesare Lombroso"

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Venerdì 18 ottobre, Giuseppe Gangemi, Prof. di Scienza dell’Amministrazione (Dipartimento SPGI - Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali) all'università di Padova, presenterà al pubblico del Festival "Leggere&scrivere" di Vibo Valentia il suo ultimo volume “Stato Carnefice o uomo delinquente: la falsa scienza di Cesare Lombroso".

«É un libro straordinario: l’analisi del fenomeno lombrosiano è fatta come nessun altro mai prima, con documenti e materiali d’archivio inediti, indagini assolutamente nuove sulle fonti e un lavoro di raffronto con le correnti scientifiche di quel tempo e sino a oggi, che non ha precedenti.

Basterebbe questo a farne un’opera imperdibile, per chiunque voglia farsi un’idea seria su come sia stato possibile far passare certe idee; ma la cosa che rende il lavoro del professor Gangemi davvero notevole (non sorprendente, conoscendo da altri testi le capacità del professore), è l’ampiezza e la profondita dell’inquadramento del positivismo lombrosiano nelle circostanze storiche e nel dibattito accademico e culturale di quegli anni, in cui l’ideologia sabauda postunitaria usava a fini politici uomini e strutture della trasmissione del sapere, sino a negare una cattedra a un economista della statura di Francesco Ferrara (di destra, ma critico delle scelte politico-economiche di Cavour) o a Giuseppe Zanardelli, nonostante la facoltà politico-legale di Pavia avesse chiesto all’unanimità che le fosse assegnata, mentre se ne dava una a Padova a Giuseppe Guerzoni, che inizierà la sua docenza confessando di essere in cattedra non per meriti scientifici, ma in quanto ex garibaldino ferito a Milazzo.

E mentre quello di Torino diviene, per decisione politica, l’ateneo più importante, Lombroso vara le sue teorie (Gangemi dimostra che lo farà aggirando il metodo scientifico, ricorrendo anche a trucchi e falsi per “dimostrare” che ha ragione nel valutare l’istinto criminale degli uomini con i suoi discutibilissimi metodi), spacca il mondo accademico, chiede e ottiene la cattedra proprio a Torino, che oggi ancora lo onora riaprendo il “museo” dei suoi orrori».

Tratto da https://pinoaprile.me/stato-carnefice-o-uomo-delinquente-il-libro-mai-scritto-su-lombroso/

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