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La storia banale del Ponte Morandi, vista dalla Calabria. Che lo spettacolo continui...

di Antonella Italiano - Il 14 agosto, di un’estate ancora lenta e afosa in Calabria, i notiziari urlano a gran voce del crollo del ponte di Genova, lo fanno per ore, commentando le dirette dei salvataggi. La pioggia lava il sudore e le lacrime di chi, con grande professionalità, mette a rischio la propria vita per salvare gli altri; ma lava anche le immagini e offusca i contorni delle storie, il grigio delle polveri del ponte si unisce a quello del Cielo, uniformando tutto in un bianco e nero surreale. «I morti dovrebbe essere 20, e 30 i dispersi…», «I morti sono saliti a 25 e 2 dei dispersi sono stati trovati…», «A Genova si allunga la lista dei corpi trovati senza vita…»; mentre si contano le vite come noccioline al gioco, in Calabria splende ancora il sole, ma la notizia arriva in fretta sotto gli ombrelloni, turbando le vacanze di gente distante da casa centinaia e centinaia di chilometri: morire per un ponte che si accascia su se stesso è così banale da divenire agghiacciante per l’opinione pubblica. Persino i costanti 40 gradi non smorzano i brividi. E le domande non tardano ad arrivare: come si può essere in pericolo facendo una cosa normale? Si impasta la rabbia con le paure, affiora la consapevolezza di essere miseri strumenti del benessere altrui. Tornano le sequenze: tasse, mancanza di lavoro, chiamata continua alle urne, promesse elettorali che neanche più emozionano, apatia al Sud e insofferenza al Nord. Eccola l’Italia del “ni” e del “passo” ad ogni mano!

Ma cosa è accaduto a Genova? La pioggia non butta giù i ponti e, se non è stato Dio tramite una calamità, chi è stato?

La storia del ponte Morandi diviene presto un fatto imbarazzante per l’Italia, perché è bagnata dal sangue di decine di innocenti, massacrati dalle lamiere delle auto che non hanno avuto pietà della loro giovane vita; capace per questo di piegare anche la più insofferente delle opinioni pubbliche: una storia che non ha la poesia della lotta e della Resistenza; che non tocca l’orgoglio nazionale o religioso come i grandi attentati; che non urla per opporsi al Cielo maledicendo i santi e gli eventi naturali. Tremendamente nostra, sorprendentemente mediocre, tristemente innaturale: ma così spettacolare nella sua trama drammatica da lasciare il mondo senza fiato. E con una domanda.

Chi è stato?

Servirebbe una cooperazione tra i migliori tecnici e ingegneri per stabilire le cause del crollo del ponte Morandi - tutt’ora sconosciute - prendendosi tempo per studi e rilievi, e avvalendosi di calcoli e strumenti raffinati. Urge una risposta, ma perchè non si cerca la risposta giusta?

Solo un esperto di politica interna potrebbe spiegarci le dinamiche di provvedimenti presi in modo concitato e tesi a chiudere i conti con la vicenda nel modo più veloce possibile per il “bene pubblico”; persino quando “l’urgenza” e i poteri straordinari che ne derivano non giustificano il predominio della trattativa privata su quella pubblica, né i costi (che saranno appunto pubblici e non privati), né le scelte tecniche che faranno scempio della pubblica storia. Solo il fattore “tempo” potrebbe sostenere la scelta di snellire alcuni passaggi. Se non fosse che il tempo, in questa vicenda, è già passato.

E ora?

A questo punto solo un bravo giornalista potrebbe toccare le corde giuste e risvegliare l’orgoglio della gente, ripudiando verità scritte a tavolino e scavando, guidato dall’intuito, nelle storie scomode che fanno male a chi le detiene e a chi le raccoglie. Al suo racconto dovrebbe unirsi la testimonianza dei calabresi che – loro malgrado - potrebbero spiegare all’Italia intera cosa sia una farsa, una strumentalizzazione, l’esproprio forzato della propria identità.

Intimamente legati a Riccardo Morandi, con cui condividono un gioiello di infrastruttura che dà lustro al capoluogo, i calabresi restano di sasso davanti alle immagini del 14 agosto; ma conoscono bene anche il resto del circo: la stampa degli impavidi e degli eroi che entra nei paesi a seviziare poveri ignoranti, stringendoli all’angolo e costringendoli a difendersi come cani rabbiosi e a masticare ingiurie e minacce, dimenticando che i grandi boss stanno a Milano o all’estero, e sono “grandi” perché ingozzati dal sistema che decide a monte “chi”, “dove”, “quando”, “che cosa” e “perché”. Le 5 W che già basterebbero per fare un buon pezzo. Ma nessuno lo scrive.

E mentre lo Stato, in Calabria, fatica a far credere nella sua buona fede, si susseguono i commissariamenti dei Comuni, alcuni - come quelli aspromontani - sono particolarmente gettonati. Poi le elezioni, in cui se il popolo si candida è perchè appoggiato dalle mafie, se non si candida è per lo stesso motivo. Quindi il campo resta libero per le star della politica.

Per sigillare il silenzio ci si è inventati il reato di “associazione mafiosa”: il primo reato senza reato. Per essere condannati a quattro anni di carcere per direttissima basta associarsi; per associarsi non serve tessera, né contributo, né santini da bruciare. A volte solo un caffè.

La Calabria, oltre al dolore e all’amore incondizionato per il progettista Morandi, ha molte cose in comune con la Genova di oggi: chi ci passa è già consegnato alla storia…

Di chi è la colpa, dunque?

Bisognerebbe cercare nel passato della città per scoprirlo. Ma nel farlo, rischieremmo di trovare soltanto le foto dei genovesi vestiti a festa: i momenti in cui l’Italia allungava la mano all’Europa ed essa l’afferrava. E tanti piccoli uomini in caschetto, coi volti bruciati dal sole e le espressioni tutte uguali, formiche dinnanzi a quel collosso in cemento armato, con “semplicemente” un uomo a dirigere il tutto, piccolo come loro ma dotato di quell’ingegno che raramente si manifesta e - quando avviene - è perché è destinato ad essere condiviso con tutto il mondo. Mente e braccia: quel ponte fu l’orgoglio di Genova, che fu l’orgoglio d’Italia e, con questa veste, presentammo i nostri ingegneri all’estero.

Tanta storia e cuore, dunque, ma ancora nessuna risposta.

Il 14 agosto, risucchiato dal Polcevera, è morto ognuno di noi, con la sua piccola o grande casa, la sua piccola o grande città, la sua piccola o grande famiglia. È morta la nostra dignità nazionale, quel Made in Italy svenduto per pochi spiccioli alle multinazionali.

La colpa, in sostanza, la daremo a Morandi, ché i morti non pagano e soprattutto non parlano, alimentando il dubbio di qualche sua leggerezza; poco importa di cosa penseranno i calabresi di questa menzogna o del mondo che ci guarderà allibito.

Quello italiano sarà il trionfo dei luoghi comuni: “la storia la scrivono i vincitori”, “lo spettacolo deve andare avanti” e “il fine giustifica i mezzi”. Nasceranno nuovi eroi, mentre il ponte agonizzante finirà macellato e diverrà carne per rimpinzare il popolo e condannarlo, a pancia piena, a oziare dormiente. Ci sarà fama per i giornalisti, passerelle per i politici, un gruzzoletto di voti da investire per assicurare le poltrone. E giovani star rimpiazzeranno le vecchie glorie. Chi cercherà di rovinare la festa verrà tacciato di follia, disfattismo, allarmismo. Perché nessuno potrà fermare lo show: e sarà un tripudio di fuochi e colori. Così strepitoso, così suggestivo, che piacerà persino ai calabresi.

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Anas: proseguono i lavori di manutenzione straordinaria del viadotto Morandi a Catanzaro

«Ripristino degli elementi strutturali dell’arcata e di parte dello sbalzo dell’impalcato».

Catanzaro, 26 novembre 2018

Anas (Gruppo FS Italiane) ha consegnato all’Impresa Valori S.C.A.R.L.  i lavori di manutenzione straordinaria  - II Lotto -  del Viadotto ‘Morandi’ sito tra il km 0,000 e il km 0,500 sulla strada statale 109 Bis/Dir a Catanzaro.

Gli interventi per un importo complessivo di circa 1 milione e 192 mila euro riguardano il ripristino degli elementi strutturali ammalorati  dell’arcata e di parte dello sbalzo dell’impalcato.

Il 2° lotto dei lavori rientra nel programma degli interventi già pianificato e preannunciato da Anas per la manutenzione del viadotto.

I lavori avranno inizio il prossimo lunedì 3 dicembre 2018 e saranno completati entro il 27 dicembre 2019.

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Crollo ponte Morandi, Oliverio scrive al ministro Toninelli

Alla luce del drammatico crollo del ponte Morandi di Genova, il Presidente della Regione, Mario Oliverio, ha scritto al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, on. Danilo Toninelli.

Di seguito si riporta il testo integrale della missiva. “Gentile Ministro,il grave evento verificatosi a Genova, rappresenta una ferita per l’intero Paese.Il dolore ha investito ogni cittadino, determinando un forte senso di insicurezza, sia perché improvviso e inaspettato per le modalità del disastro, sia perché ha minato le certezze su consolidati concetti di sicurezza.E’ nostro dovere reagire, offrendo ai cittadini un’azione di governo che ripristini con immediatezza la fiducia nello Stato, in tutte le sue articolazioni, nazionali, regionali, locali, sia politiche che tecnico/amministrative.Occorre un’azione mirata che rilanci l’eccellenza del nostro Paese nel campo dell’ingegneria e delle politiche infrastrutturali.La Calabria ha in corso, come a Lei è noto, forti investimenti sulle infrastrutture di trasporto principali: stradali, ferroviarie, portuali. Investimenti cospicui che mirano allo sviluppo del territorio, favorendone l’accessibilità esterna e interna.Gran parte delle risorse sono finalizzate ad ammodernare dorsali di collegamento primario della Calabria all’Italia; mi riferisco in particolar modo all’asse Autostradale Sa-Rc (con interventi di manutenzione straordinaria consistenti, ma parziali, a oltre 50 anni dalla realizzazione), all’ammodernamento della S.S. jonica, alla dorsale ferroviaria Jonica (rilevanti interventi strutturali, dopo 150 anni dalla costruzione), ad alcune trasversali stradali e ferroviarie di grande interesse a garanzia della mobilità e della sicurezza dei territori.L’evento di Genova riporta in primo piano il problema della manutenzione programmata delle opere e delle componenti strutturali, così da consentirne la prevista utilizzazione, per come le Norme di settore prescrivono.Siamo consapevoli del rilevante bisogno di risorse finanziarie, ma siamo altrettanto consapevoli che le risorse dovranno tener conto dell’interesse primario dei cittadini alla sicurezza, sulla base dello stato delle infrastrutture, della situazione orografica dei territori.La Calabria presenta infrastrutture lineari con numerose opere d’arte (Ponti, Viadotti, Gallerie), proprio per le caratteristiche morfologiche dei luoghi, realizzate nelle loro parti principali tra gli anni 60 e 70, in un territorio ad alto rischio sismico.La sommatoria dei suddetti tre elementi (orografia, epoca di realizzazione, alta sismicità) costituisce un grave elemento di criticità.E’ a questo proposito che Le chiedo un immediato monitoraggio del livello di sicurezza dei manufatti principali, in particolare di quelli appartenenti alle reti TEN-T ed alle principali trasversali e prioritariamente quelli in questi giorni più volte segnalati dai media nazionali.Così come Le chiedo la disponibilità di risorse per analoghi interventi sulle principali arterie di interesse regionale, di concerto con le Province ed i Comuni.Le propongo sostanzialmente un piano straordinario mirato alla ricognizione efficace delle principali strutture, finalizzato a determinarne il grado di rischio e all’individuazione ed effettuazione delle eventuali primarie operazioni di manutenzione.Le offro sin da subito la disponibilità, qualora lo ritenga opportuno, ad un incontro nel quale meglio possa illustrare quanto rappresentato”.Mario OliverioPresidente Regione Calabria

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