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Melito di Porto Salvo. Grande partecipazione alla proiezione del Film Documentario di Claudio Cordova “La terra degli alberi caduti”

  •   Redazione
Melito di Porto Salvo. Grande partecipazione alla proiezione del Film Documentario di Claudio Cordova “La terra degli alberi caduti”

Venerdì scorso, nella splendida cornice della Villa Minniti, sul lungomare di Melito di Porto Salvo, ha avuto luogo la presentazione del film documentario di Claudio Cordova, giovane cronista giudiziario molto noto e stimato, intitolato “La terra degli alberi caduti”.

L’evento, organizzato dal movimento politico-culturale #unacittadacambiare, introdotto da Emanuela Laganà e moderato da Nina Iaria, è stato molto partecipato.

Numerosissimi hanno assistito alla proiezione del documentario. Un racconto appassionato ed appassionante da cui traspare l’amore per la verità che anima il cronista ed esprime il difficile rapporto tra libertà di espressione e territorio, una costante quasi universale che si rintraccia non solo in contesti caratterizzati da una compressione delle libertà fondamentali ma anche in ambienti contraddistinti da una spiccata cultura democratica e del rispetto dei diritti.

Come in un gioco di specchi, il Messico mostra ora il suo volto “pulito”, fatto di  immense spiagge ed attrattive turistiche, ora quello “brutale” della violenza bieca perpetrata ai danni di gente comune al solo fine di mantenere lo stato di terrore di cui si nutrono le bande criminali. E’ il racconto di una terra disperata, di uno Stato assente e connivente, dello strapotere dei narcos in combutta con le istituzioni corrotte, un luogo di spazi immensi e senza tempo. E’ la storia di madri che perdono per sempre i loro figli, i desaparecidos, gente comune, giornalisti, oppositori politici ed attivisti dei diritti umani che vengono fatti letteralmente sparire nel nulla. Privati finanche del diritto ad una degna sepoltura. E’ la storia di donne forti, dalla volontà incrollabile, che scavano a mani nude nelle fosse comuni, rischiando di essere arrestate, per cercare e trovare i propri cari, per dare loro almeno una degna sepoltura. E sono quelle stesse donne che, troppo spesso, vengono violentate, schiavizzate, costrette a divenire amanti dei narcos, uccise. E’ la storia di un confine troppo sottile tra lecito ed illecito, tra dovere e potere, tra morte e vita.

Ma, nonostante il senso di smarrimento di una vita continuamente sotto assedio, è anche una storia di resistenza e coraggio di chi, nonostante tutto, continua a combattere per i diritti, per passione ed amore delle generazioni future.

La visione del documentario ha anche suscitato numerosi parallelismi tra la realtà messicana e quella calabrese, sia per l’aspetto relativo agli evidenti legami tra i narcotrafficanti e la ndrangheta che, forse ancora di più, per il sistema di connivenze e corruzione che, soprattutto nelle zone economicamente e socialmente più arretrate, alimenta il circuito perverso dell’illegalità con evidenti conseguenze negative sui diritti di tutti. Soprattutto di chi, come i giornalisti, diviene spesso oggetto di attenzioni “particolari” da parte della ndrangheta che, laddove non riesce a corrompere, isola, calunnia, diffama, annienta l’identità.

Forte e permeante il messaggio di speranza: la speranza di chi resta, in Calabria come in Messico, di chi resiste, di chi – animato di passione – continua a credere in un mondo diverso, migliore. La speranza che le donne, il cui coraggio non conosce limiti, possano divenire “centro propulsore” del cambiamento e della promozione delle libertà.

Le emozioni hanno dominato la serata.  Soprattutto quando è stato l’autore, rispondendo alla domanda della moderatrice Nina Iaria, a raccontare il difficile impatto emotivo provato nel vivere e girare scene così intense.

Colpisce, è forse è il messaggio che per noi più rileva, la attenta ed intensa partecipazione degli ospiti che hanno seguito la proiezione dando prova del fatto che anche Melito “può volare alta”, discutere di diritti e libertà, di ipotesi di cambiamento e miglioramento delle vite di tutti.

E’ questa la Melito che vorremmo. Ed è per questa Melito che continueremo la nostra battaglia per la legalità  e lo sviluppo della nostra amata terra; d'altronde, si sa, le "battaglie" delle donne sono le "vittorie" di tutti.


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