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Vibo Valentia. Festival Leggere&scrivere: «"ndrangheta addosso" è speranza»

  • Published in Eventi

La politica grosse risposte non le ha mai date e chi ha tentato di riunire gli “stati generali” della cultura si è messo in un ginepra­io; “geni sregolati” di varia natura che rivendicano primogenitu­re e reclamano riconoscimenti. Proprio come “una tigre di carta”, che non emerge perché non vale, anche se unti dal Signore. Come in tutte le guerre tra poveri, chi possiede due scarpe bucate fa lo snob con chi ne ha una sola. Discutibili operazioni “marchettifici” impediscono di concepire una strategia di penetrazione culturale che conduca a risultati durevoli. Gli attacchi e le polemiche urlate dai detrattori ideologici, professionisti dell’ “Anti”, hanno creato un effetto rimbalzo che ha dato ancor più rilevanza ad un irridu­cibile fenomeno criminale. I risultati della battaglia culturale non sono mai eclatanti, ma creano piuttosto dei punti di ri-partenza che dividono la storia in un prima e un dopo. La battaglia contro l’omertà della storia non ha certo trasformato il mondo come lo conosciamo, ma ha rotto l’argine del silenzio.

Gilberto Florianie Maria Teresa Marzano, direttori artistici, hanno condotto magistralmente l’ottava edizione del Festival Leggere&Scrivere 2019 e sapientemente ideato e organizzato una sorta di universo in cui sono stati al confronto intellettuali, scrittori, attori, registi, musicisti, per acquisire e, quindi, offrire una rigenerata esperienza formativa più ampia, meglio integrata e fortemente consapevole.

A Palazzo Gagliardi di Vibo Valentia, nella Sala Berto, è stato presentato il libro ‘Ndrangheta Addosso di Cosimo Sframeli, Edito da Falzea. Ed è stata Melissa Garrì a dialogare con l’autore davanti a un pubblico interessato alle ricostruzioni storiche dei tempi bui della Calabria che, martoriata e vittima di una ‘ndrangheta spietata e quasi invincibile, anche per le inefficienze dello Stato, ha sapientemente attualizzato le rovine e le catastrofi criminali ereditate dai calabresi, ai quali non rimane che ricostruire. Con determinato coraggio e  serena conoscenza, ha parlare di ‘ndrangheta fuori le commemorazioni di rito.

L’Avvocato Melissa Garrì ha abilmente ribadito che ad animare questa terra è la grande forza di tantissima gente onesta, le donne e uomini che edificano quotidianamente ciò che il crimine organizzato puntualmente distrugge. La bellezza dei paesi, la storia e i miti della Calabria, non riescono a trattenere i giovani che fuggono per edificare altrove un futuro migliore. Eppure, c’è pure tanta gente onesta ostinata a restare per migliorare la società calabrese.

Infatti, per amare questo territorio, patria di civiltà millenarie, non è sufficiente predicare o agire bene, ma è necessario mettere in conto anche l’eventualità di perdere la vita. Con la forza dell’amore e con l’audacia del quotidiano, la gente di Calabria, in speciale modo gli aspromontani, riuscirà a curare le ferite delle ingiustizie e delle sofferenze. Nelle pagine del libro c’è tutta la Calabria che Sframeli ha vissuto e vive, come tutti gli irriducibili, in una società fragile e impaurita, sostendo che la Calabria è solo lo specchio, estremo e violento quanto si vuole ma sempre un riflesso, di problemi nazionali antichi ed evidenti che si sono aggrappati nel tempo. La perdita di competitività e la crisi di fiducia, che serpeggiano nel Paese, si sono trasformati, nella sua parte più debole, in tragedia. La speranza è nelle donne e negli uomini che ogni giorno si prodigano con fatica a costruire una società più giusta. 

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Zillastro, otto settembre del 1943, Divisione Nembo contro cinquemila soldati Anglo-Canadesi: «battaglia dimenticata e cerimonia ignorata»

di Cosimo Sframeli - Sull'altipiano dello Zillastro, in Aspromonte, si prova la stessa emozione che colpisce chi visita per la prima volta l’Acropoli di Atene. Il rudere di un casello, che concorre a questa sensazione, è ciò che resta di una casa cantoniera, edificata durante gli anni del fascismo, che conserva una  misteriosa bellezza immersa nella maestà divina del paesaggio circostante. Fu davanti alle sue mura sbrecciate, alle occhiaie vuote dei suoi finestroni, che l’otto settembre del 1943 si consumò una tragedia, un olocausto di tante giovani vite, italiane e anglo-canadesi, proprio quando il secondo conflitto mondiale volgeva al termine. Proprio alle prime luci dell’alba, sullo Zillastro, venne ingaggiata una violenta battaglia tra quattrocento Paracadutisti del VIII Battaglione del 185° Reggimento della Divisione Nembo contro cinquemila soldati Anglo-Canadesi dei Reggimenti "Edmonton" e "Nuova Scozia". Fu un massacro. Un cippo, una lapide marmorea, due croci in ferro, un grande crocefisso, posti sul luogo della battaglia, ricordano quel tragico giorno. Quel fatto d’arme non fu un inutile spargimento di sangue nel quale giovani vite trovarono una morte senza scopo. Il cruento scontro, tra i faggi dei Piani dello Zillastro, nonostante la guerra fosse perduta e l’armistizio già firmato pronto ad essere proclamato, non fu vano. Quando tutto crollava e centinaia e migliaia i soldati tornavano a casa senza più combattere, senza contrastare il nemico, che molti non lo sentivano più tale; quando ognuno pensava soltanto a se stesso; quando le città e i paesi erano conquistati dallo straniero, salutato con esternazioni di gioia con il battimani della popolazione, che accettava la fine dell’incubo dei bombardamenti; quando la Patria sembrava non esserci più e la confusione degli animi era al colmo; quando gli ordini erano contraddittori e carenti; quando la fame, gli stenti e le continue offese belliche avevano piegato il fisico; quando i nostri soldati erano affranti per i compagni scomparsi e la sconfitta patita; quando tutto crollava, sulle montagne dell’Aspromonte, resisteva un Battaglione di giovani Paracadutisti di 20 anni del Regio Esercito, che aveva ancora la forza, in un soprassalto di orgoglio, di  imbracciare le armi per rivolgerle contro il nemico al solo scopo di difendere la Bandiera, il Nome e l’Onore dell’Italia. Non è stato vano quel sacrificio se a distanza di tanti anni noi lo ricordiamo con amore e con orgoglio. La coscienza di un popolo si forma nel tempo attraverso il ricordo del suo passato negli aspetti più nobili di cui cogliamo lo spirito e gli ideali dei migliori dai quali abbiamo ereditato l’esempio. Come consuetudine, anche quest’anno, domenica dell’8 settembre, adunata dei Paracadutisti, provenienti da tutta Italia, nei luoghi del conflitto, per  commemorare e rendere gli onori militari ai Caduti, depositando mazzi di fiori alle croci e una corona di alloro alla stele, nonché suonando le note del “silenzio” d’ordinanza intonato da un bersagliere trombettiere. Nessun fiore sulla croce in ferro, dispersa vicino alle altre dentro la fitta pineta, a ricordo di Nicola Tallarida, falciato dalla mitragliatrice di un aereo alleato, il 3 settembre, mentre liberava i buoi dal carretto perché si mettessero in salvo dall’incursione degli Alleati. Concelebrata la Santa Messa dal Paracadutista don Alfio Spampinato, Cappellano Militare (la sua omelia ha letteralmente incantato i partecipanti), e dal Paracadutista don Antonino Russo, Parroco di “Trecampaniliunsolocuore -  Riparo Pruno” Cannavò di RC. La Cerimonia ha avuto termine con interventi commemorativi appassionanti dei dirigenti dell’A.N.P.d’I e del Professore universitario  studioso del periodo storico in argomento. A seguire, la consegna di targhe ai più meritevoli, nonché l’assegnazione di attestati per coloro che hanno ripercorso, per due giorni, lo stesso impervio tragitto dei ragazzi del VIII Battaglione, in ritirata da Bagaladi ai Piani dello Zillastro. La Cerimonia è stata impreziosita dall’unica presenza politica: il Sindaco di Oppido Mamertina, Dott Bruno Barillaro, e il Sindaco di Condofuri, Dott Tommaso Iaria. Le autorità militari - in servizio - sono state rappresentate dai Carabinieri di Oppido Mamertina. Una tragedia dimenticata, ma soprattutto una cerimonia ignorata e disertata, non solo dalle autorità, giustificate in ragione del proprio Ufficio, ma anche dalla popolazione aspromontana, non partecipante al dramma che non sente suo. Questo, impone una seria riflessione a una nuova programmazione, quanto mai doverosa, per il futuro dei Paracadutisti di Reggio Calabria. Questa misera realtà ci costringe a un bivio: non ammetteremo mai che i ragazzi della Nembo siano stati uccisi invano, né che i superstiti della battaglia, che hanno portato sulle spalle e dentro l’anima il peso del passato, abbiano vissuto inutilmente la loro vita nel ricordo della tragedia e sconfitta subita, ma con onore, sui Piani dello Zillastro. Gli archivi militari non hanno evidenziato certezze su quanti furono i caduti, ma sin d’ora ci affidiamo con fiducia al tanto atteso Centro Studi, di nuova ideazione, che ha l’onore di poter scrivere nuove pagine di storia e donare finalmente pace a noi orfani, eredi spirituali di quelli che furono i Leoni della Nembo in Aspromonte. Per ora, sull’Altipiano dello Zillastro, che tanto amiamo, regna la nebbia e solo il silenzio riesce a stendere un velo di pietà sugli anonimi sepolcri.

                                                                                 

 

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Camigliatello Silano. Sabato 7 settembre, Cosimo Sframeli presenterà il libro ‘Ndrangheta Addosso

‘Ndrangheta Addosso in Sila.

Il più grande disaggio della Calabria è il modello educativo. La gente di Calabria avrà più difficoltà, rispetto agli altri che vivono altrove, per riuscire ad ottenere gli stessi risultati.  

SFRAMELI presenterà il libro, ‘Ndrangheta Addosso, sabato 7 settembre p.v., alle ore 11:00, a Camigliatello Silano, Piazza Anfiteatro, nell’ambito della VII Rassegna dI incontri culturali “Incontri Silani - Letture in Alta Quota – Letture in Piazza”, riconosciuta la più importante del Sud Italia, con la presenza di 60 autrici e autori e di altrettanti libri. E’ l’impegno civile, teso a migliorare le condizioni del territorio, condotto da poche persone che credono in una sorta di volontariato culturale contaminante. Il promotore della manifestazione è Egidio Bevilacqua, titolare de La Dea Editori di Camigliatello Silano; il Direttore Artistico è Elvira Pacenza, la Promotrice culturale è Stefania Fratto, il Giornalista dell’ACE presente alla rivista è Franco Mollo.

Cosimo Sframeli, Tenente dei Carabinieri in congedo da pochi mesi, giornalista-pubblicista, decorato di Medaglia d'Oro Mauriziana al merito, di cui è Presidente regionale, nonché insignito della distinzione onorifica di Cavaliere e Ufficiale al merito della Repubblica Italiana, conferite dal Presidente della Repubblica. La pubblicazione ’Ndrangheta Addosso, ed. Paolo Falzea, il nuovo libro di Sframeli, ripercorre la Calabria, inerme e vittima, assoggetta alla criminalità mafiosa e alle inefficienze di tante Istituzioni dello Stato, ma animata dalla gente onesta che con forza edifica ciò che il crimine distrugge. Dialogano con l’autore: Giuseppe Aietta, Consigliere della Regione Calabria; Massimo Covello, Segretario Regionale Fiom Cgil; don Ennio Stamile, Coordinatore Regionale di Libera; Domenico Viola, Avvocato. Modera: Stefania Fratto, Coordinatrice dell’evento.

E’ la Calabria dei tempi bui, dei sequestri di persona, di efferati omicidi, di riciclaggio, di reati aberranti che la ‘ndrangheta compie per investire nel business del narcotraffico. A contrastare il fenomeno, poco conosciuto negli anni ‘80, un drappello di Carabinieri e singoli Magistrati, pronti a donare la propria vita per il bene comune, in difesa delle Leggi dello Stato. Conoscere il passato per comprendere il presente.

La storia e il mito tra i boschi e nelle caverne nei ricordi di tanti sequestrati. La fuga dalla Calabria di tanta gente onesta e l’ostinazione di chi continua a restare e a ribellarsi. “Occorre esserci nati per amarla, tanto è piena di pietre e di spine”, dice Corrado Alvaro della sua terra. E Sframeli aggiunge che per amare questo mondo non è sufficiente predicare o agire bene, ma è necessario mettere in conto l’eventualità di poter perdere la vita. Eppure, Saverio Strati sostiene: "Quella del Sud è una terra ingrata e graffiata anche dalla malasorte, dove uomini ed animali hanno convissuto e hanno fatto parte dello stesso mondo". 

Quindi, grande attesa e interesse per l’intrigante mattinata culturale a Camigliatello Silano, dove é fortemente rassicurante che a vincere è il bene sul male. Di conseguenza, Roberto Benigni esorta: “Chi non sceglie lascia il potere alla folla. E la folla sceglie Barabba. Sempre” (Roberto Benigni).

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