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Addio, Gentile

  •   Bruno Salvatore Lucisano
Addio, Gentile

di Bruno Salvatore Lucisano - Volevo dirti caro compare, caro cognato, che una marea di gente, commossa, piangente, silenziosa è venuta a trovarti. E tanta gente si muove solo quando succede un fatto importante. Ed è stato un fatto importante la tua dipartita. Il termine importante può essere fuori luogo se non s’intende quello che cercherò di spiegare in queste poche righe. E allora, il vuoto e la solitudine, il punto di riferimento, la certezza del tuo consiglio e del tuo aiuto, non ci saranno più. Non ci sarà più il tuo sorriso, il tuo modo di fare spavaldo e coraggioso. Non ci saranno la tua disponibilità e il conforto che davi a quanti venivano a chiederlo. Non ti sei mai tirato indietro e chiedevi aiuto per aiutare gli altri quando quanto ti veniva richiesto non era di tua competenza o possibilità diretta. Eri buono anche quando t’incazzavi ma non ti durava molto la collera. Hai fatto del bene che tanti conoscono e tanti non sanno. Il sorriso e le carezze a gente che ne aveva bisogno. Facevi anche la carità, Tu (e questo lo voglio scrivere oggi perché la gente conosca meglio l’uomo che ha perso questo paese), di nascosto e senza fanfara.

Fiero di averti avuto accanto nei momenti felici e in quelli tristi, fiero di essermi seduto a tavola con te, fiero di essermi scontrato e riappacificato. Felice, dal profondo del cuore, di averti conosciuto, amato e rispettato. Contento di averti cucinato a Natale, montagne di cannelloni con la carne.

Hai lasciato un vuoto, e non è solo un modo di dire, che nessuno potrà sostituire o colmare. Un vuoto profondo in tua moglie Teresa, e nei tuoi due figli Ermanno e Caterina. Nei tuoi fratelli. Nei tuoi nipoti. Nelle tue cognate. A loro, riporto e dedico, qui di seguito, la preghiera di Sant’Agostino che mi emoziona sempre ogni qualvolta la leggo e che ritengo una delle cose più profonde mai scritte sulla morte.

Addio Gentile, di nome e di fatto.

SANT’AGOSTINO: “La morte non è niente…”

La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.

La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.

Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.

Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.

Leggetela sempre questa preghiera, Ermanno e Caterina (figli di un padre orgoglioso di voi), imparatela a memoria, qui vi è scritto quello che pretende Gentile da voi, d’ora in avanti. Sarà difficile, ma è la cosa che più lo renderà felice. Sarà terribile, ma questo è quanto desidera vostro padre. Senza dubbio alcuno!

Il vostro sorriso, sarà la sua pace.

 


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