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Ciechi davanti ai Calanchi

  •   Gioacchino Criaco
Ciechi davanti ai Calanchi

di Gioacchino Criaco - Non c’è cecità peggiore di quella dell’anima. Che davanti alla bellezza esagerata dei Calanchi di Palizzi pure un cieco biologico ne sarebbe penetrato. Una meraviglia estranea alla terra, un pezzo di fantastico giunto a noi da chissà quale galassia sperduta nell’universo, una particella divina rubata da un dio artistico per corredare un paradiso calabro che i suoi abitanti, ciechi funzionali, non vedono più. Conto le macchine alle ventidue di una sera profumata di oleandri e puzzolente di rifiuti bruciati. Cinquanta auto in cinquanta chilometri, sul vecchio tracciato della 106, da Reggio a salire a Palizzi. Il conto lo faccio spesso: su tratti vecchi e nuovi della 106, mi parte in testa in automatico, a qualunque ora, su qualunque tratto, vecchio e nuovo. Le macchine sono sempre poche, troppo poche per giustificare l’investimento milionario per la nuova 106, troppo poche per autorizzare l’uomo a divorare uno dei paesaggi più commoventi al mondo. Che il diritto di macchiare il paradiso non ci sarebbe neanche se avessimo il traffico di Città del Messico. La Calabria si svuota a centinaia di migliaia di persone, la Jonica butta figli come la sabbia che sfugge a un sacco bucato che nessun sarto riesce a cucire. Che magari se i soldi li dessero ai calabresi, invece che alle ditte nordiche che spalmano asfalto sopra il miele, a centinaia di migliaia potrebbero costruirsi un nido caldo nel nostro paradiso, lontano da umidità celtiche. È una Calabria orba quella che passa in fretta di lato ai Calanchi di Palizzi, va veloce per dimenticare che non sta andando da nessuna parte. Da noi non esistono mete da raggiungere in fretta, traguardi da tagliare. Da noi, se avessimo occhi, esiste solo una bellezza talmente spropositata da solidificare il surreale, da godere a lancette bloccate. Ma noi alla vista abbiamo sostituito il buio, e l’anima l’abbiamo data in cambio a una pancia vorace, e scorrazziamo per la jonica esibendo ventri strabordanti da portare in giro per i matrimoni dei nostri infiniti parenti. Ché matrimoni sfolgoranti sono gli unici eventi che sappiamo forgiare. E se giustizia ci fosse, si alzerebbe un Dio vero a strappare i Calanchi di Palizzi per riportarli nella galassia sperduta da cui sono stati rubati.   

* Le foto sono di Antonio Aricò e di Alessandro Mallamaci 


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