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I morti ammazzati e la propaganda

  •   Bruno Salvatore Lucisano
I morti ammazzati e la propaganda

Il compagno Battista sul Corriere della Sera, si è accorto dopo trent’anni che sulla Piana di Gioia Tauro e Rosarno, ci sono uomini trattati come bestie. Non se n’era accorto nemmeno quando una giovane donna di colore aveva perso la vita per un incendio scoppiato nel campo profughi di Rosarno. E nemmeno, quando anni fa, un servizio sulle reti Rai, mostrava un migrante con labbra e mani gialle perché mangiava arance da un mese. Niente, stavolta che è riecheggiato il suono della lupara e che, ha stroncato la vita del giovane Sacko, ecco che puntualmente arriva la profonda indignazione e il pianto. E arriva pure la spiegazione senza sapere chi è l’assassino, senza sapere perché è stato ucciso (ammesso che ci sia una ragione per un omicidio) e celebra quello che per lui era uno sconosciuto, come un eroe. “Era un eroe, assassinato da una fucilata che lo ha colpito in testa da un delinquente razzista”. Sa già tutto, Battista, prima ancora che si sappia chi abbia ucciso il povero Sacko. Sa già tutto, perché anche i morti servono per fare propaganda spicciola e di parte. Lo chiama “sindacalista dei nuovi schiavi”. Senza domandarsi però, dov’erano e dove sono i sindacalisti, quelli italiani, quelli che poi finiscono per fare i deputati. Mi viene da vomitare. Quei ragazzi, quegli schiavi, sono in quelle condizioni da trent’anni senza che nessuna forza politica, nessuna, si sia mai occupata di loro. E ora, che “u tronu i lupara” ha fatto ancora rumore, in questa sventurata Terra, lasciando sulla polvere il povero Sacko dobbiamo leggere anche che “non ha ricevuto l’omaggio funebre del nuovo governo”. Quanta triste ipocrisia, quanto servilismo. “Era un eroe. Assassinato da una fucilata che lo ha colpito in testa da un delinquente razzista”. Senza vergogna!

Chissà, forse domani sapremo che invece, Sacko, è stato l’ennesimo morto ammazzato dalla lupara per motivi che nulla hanno a che fare, col caporalato, con la politica, con il sindacato bensì con l’ignoranza. L’ignoranza di chi crede ancora di risolvere tutto premendo un grilletto. La legge non scritta, ma imparata a memoria. Una memoria lunga…

Riposa in pace, Soumaila Sacko, era questo il tuo inesorabile destino.


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