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  •   Gioacchino Criaco
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“Ci fossero ancora uomini”, i pastori imprecavano davanti al fosso dentro cui sarebbe stata tumulata l’acqua dell’Aspromonte, poi sputavano in aria e aspettavano che lo sputo gli cadesse in faccia. Si riferivano a una stirpe guerriera, non agli omini della malandrinità, che tifavano e tifano per ogni fosso che gli regala un po’ di cibo per venderci. Lo sbrego sul Menta è il tradimento più grande che sia stato fatto alla montagna, tutti siamo responsabili, perché ci dovevamo fare una guerra contro. Dico sul serio, una guerra e con ogni mezzo. E i reggini hanno diritto all’acqua, ma con i soldi che sono stati spesi gli si sarebbe potuto fare una fonte autonoma in ogni casa. Con le centinaia di milioni l’acqua si poteva canalizzare in modi meno cruenti, si sarebbero potuti scavare mille e mille pozzi. Per la Regione tecnicamente è un successo duplice: chiude una questione cinquantennale e dà ristoro ai reggini. Non si poteva pretendere che abbattessero il mostro e ricominciassero da zero. Ma l’acqua del Menta a Reggio non è una festa, non lo è per gli Aspromontani, è un lutto, una mancanza di cui la montagna si vendicherà. È l’ennesimo furto che la Locride subisce, la Nazione che faceva frontiera a Roccaforte. Ci hanno portato via i Bronzi, si sono presi il Drago di Kaulon con la promessa di ridarcelo, e si berranno il sangue di Mana Ji. E in cambio nemmeno le perline che gli sceriffi di solito danno agli indiani ci hanno regalato. Nulla. Per i mille e mille furti che ci hanno fatto, ci fanno e ci faranno. Il ventotto a Reggio faranno la festa dell’acqua, per la nazione Aspromontana sarà un giorno di lutto nazionale.


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