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La recensione. Emanuele Lelli, "Sud antico", Bompiani

  •   Francesco Bevilacqua
La recensione. Emanuele Lelli, "Sud antico", Bompiani

Nel quadrante superiore, due guerrieri greci, ritratti in una pittura vascolare, seduti opposti, muovono con le mani le pedine di un antico gioco da tavolo. Nel quadrante inferiore, due anziani di un paese del Sud Italia, nell'identica posizione dei guerrieri, spostano pedine simili. Stessa scena, identica postura, uguale gioco. Somiglianti perfino le espressioni dei volti. Dopo tremila anni!

É la copertina di "Sud antico, diario di una ricerca tra filologia ed etnologia" di Emanuele Lelli, edito di recente da Bompiani. Lelli è uno studioso di filologia classica, poesia ellenistica, letteratura scientifica e tecnica greca e latina, cultura popolare antica e moderna. Le sue ricerche attuali hanno un approccio "demofilogico", che unisce filologia classica ed etnografia. E proprio in questo genere di ricerche si inserisce il libro di cui stiamo parlando. La copertina richiama perfettamente l'idea dell'autore. Che era quella di partire dai suoi studi filologici per stilare un elenco di "lemmi" o proposizioni, tratti dalla letteratura classica, greca e latina, ampiamente frequentata dall'autore. Lemmi o preposizioni consistenti in proverbi, modi di dire, consuetudini, usi, tradizioni, pratiche, attestati da autori che vanno da Omero ad Esiodo, da Apuleio a Petronio. E di proseguire poi nel ricercare quegli stessi lemmi nella cultura popolare delle popolazioni contadine del Sud Italia. Per capire se e in che misura, quelle pratiche, quei modi di dire e di fare fossero sopravvissuti, tramandati oralmente di generazione in generazione, dopo tremila anni di storia.

Il libro ha l'effetto finale di un saggio ma ha l'impareggiabile pregio di essere scritto nella forma del diario di viaggio. Che è poi il viaggio dell'autore dal Matese all'Aspromonte, dall'Abruzzo alla Sicilia, dalla Basilicata al Supramonte e via discorrendo. Ed è anche il resoconto di incontri "straordinari" con personaggi che paiono usciti da antiche favole obliate. Uomini e donne che vivono le loro ignote esistenze tra pieghe di monti o in zone dell'interno, quelle stesse che già il grande Fernando Braudel avvertiva sono, nel Mediterraneo, i luoghi di conservazione del passato.

L'operazione di Lelli è dunque quella di comparare testi antichi con tradizioni popolari moderne. E di scoprirne le analogie a partire da un lungo questionario.

Il libro inizia proprio con un viaggio nell'Aspomonte della comunità ellenofona. Lelli racconta della vallata dell'Amendolea, delle montagne che le fanno da corona, dei sentieri secolari scavati nella roccia, dei cibi antichi, dei paesaggi senza tempo, dei paesini spopolati e isolati, delle solitudini, del senso di arcaico che sovrasta uomini e luoghi. E riscontra, ad esempio, la persistenza delle antiche credenze legate alle fasi lunari: dall'agricoltura alle mestruazioni. Come attestato in Varrone, perfino i capelli si tagliano con la luna crescente e non con quella calante, per non restare calvi. Quanto alle mestruazioni, ecco ancora pienamente vigente la credenza magico-simbolica secondo la quale alla donna mestruata sono impedite tutte le operazioni che prevedano buon esito, in ragione del simbolismo di infertilità a essa legato. E poi riscontra l'ancestrale dicotomia tra destra (buon auspicio, buon augurio, lato buono) e sinistra (cattivo auspicio, malaugurio, lato oscuro). E l'altra dicotomia, quella tra il pari (negativo) e il dispari (positivo): dicono gli abitanti di Gallicianò che gli animali di un gregge devono essere sempre dispari, le uova da covare devono essere anch'esse dispari: perché il pari porta male. O la funzione beneagurante dello starnuto, attestata perfino nell'Odissea (episodio di Eumeo che riferisce a Penelope delle notizie importanti portate dallo straniero giunto in città) ed ancora viva in tutta l'area. O, viceversa, il valore malaugurante della civetta. O la credenza che le bugie fanno venire le bolle sul naso (Teocrito di Siracusa, III sec. a. C.). O la funzione divinatoria-amorosa del petalo del papavero fatto schioccare dagli innamorati: se schiocca è presagio d'amore, se non schiocca è il contrario. O il fatto che se ci batte l'occhio destro qualcuno ci pensa positivamente. O le pietre poggiate agli alberi per far in modo che i frutti non cadano in terra. O la pratica di far mangiare una placenta canina a un cane per renderlo fedele. O il giuramento fatto su una pietra da due compari. Per giungere ai numerosi segni prognostici del buono o del cattivo tempo: comportamenti di oche, galline, corvidi, mosche, ragni, pecore, rane. Ed ai segni apotropaici (contro il malocchio) posti sull'uscio, prime fra tutte le corna di animali.

Il diario dell'autore in Aspromonte è denso di incontri, interviste, scoperte, raffronti, aneddoti. E' un misto di letteratura odeporica e di resoconto scientifico. Ma i lemmi dell'elenco predisposto da Lelli scorrono in un fluire irresistibile durante i colloqui con gli anziani dei paesi grecanici. Ancora, come sosteneva Eliano, per non far ragliare l'asino questa gente lega un sasso alla coda dell'animale. Come ricorda Callimaco, per tornare sani e salvi a casa dopo un viaggio occorre mordere un pino benedetto. Come voleva Pitagora (ripreso da Giamblico e studiato da Frazer), porta male oltrepassare una bilancia, accogliere una rondine in casa, mordere un pane intero, orinare dinanzi al sole, lasciare sulla cenere del focolare il segno della pentola. Come racconta Petronio, quando si entra in qualche luogo occorre farlo, pena il malaugurio, col piede destro, quello buono.

Il libro di Lelli racconta, per quasi quattrocento pagine, i viaggi dell'autore alla ricerca dell'antico residuato nel profondo Sud, nel Sud più isolato ed interno, non omologato e colonizzato. La conclusione di questa esperienza di ricerca e di raffronto è la continuità culturale di numerose aree del Meridione con l'antichità Greco-Romana. Tre sono i cardini che Lelli offre alla riflessione di studiosi e non: "la valorizzazione della tradizione orale come ininterrotta forza conservativa di elementi culturali; l'approccio comparativo alla cultura popolare antica, con l'indispensabile strumento del campo diretto e con lo sguardo privilegiato alle tradizioni del Meridione italiano; l'individuazione di quanto gli antichi sentirono e percepirono come popolare attraverso le spie lessicali e terminologiche che emergono dai testi, e che globalmente offrono notevoli punti di contatto con l'atteggiamento culturale dei moderni nei confronti del popolare".

Ma a tutto questo mi sento di aggiungere il grande valore economico che l'antichità residuata in queste aree depresse ed arcaiche del Sud ha in un'epoca di crisi e mutamenti come quella odierna. Quanta gente pagherebbe per abbeverarsi a questi mondi incantati e dimenticati, che paiono usciti dalle favole? Tanta. Eppure noi stiamo facendo di tutto perché le antiche favole si disperdano.

Emanuele Lelli - "Sud Antico" - Bompiani - pp. 430, € 19,00

           


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