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Libri. Il Selvaggio di Santa Venere e la "ndrangheta stracciona" di Saverio Strati

  •   Redazione
Libri. Il Selvaggio di Santa Venere e la "ndrangheta stracciona" di Saverio Strati

«E questi saggi altro non erano che foresi: poveri caprai, poveri vaccari e zappatori, tutti analfabeti, con la crosta di mille e mille anni d’ignoranza sugli occhi e dentro gli orecchi e dentro l’animo che non era più capace di riscattarsi, d’illuminarsi del vero senso della vita. Gente fra l’altro poverissima che non tutti i giorni aveva un boccone di pane da dare ai propri figli, da mettere fra i denti; gente perennemente in debito, perché, avendo a che fare con la giustizia, era sempre in giro fra tribunali e carceri con gli avvocati sulle spalle che gli succhiavano quel poco di sangue che aveva; eppure questi saggi qua si ritenevano nel giusto, erano convintissimi di essere uomini in senso così netto e totale, che se uno osava, o osa, pensare il contrario e dirglielo, ti si avventano contro e ti scannano senza esitare un istante…» Così Saverio Strati nel Selvaggio di Santa Venere descrive i malandrini a cavallo tra le due guerre mondiali, e questa analisi tranne qualche piccola eccezione è attualissima. Le cronache giudiziarie di questi anni hanno descritto ampliamente “l’evoluzione” della ‘ngrangheta. Questo virus che da decenni tiene in uno stato comatoso la provincia reggina e che purtroppo è riuscito ad espandere il suo potere infettivo un po’ dappertutto. Dopo le batoste del regime fascista negli anni cinquanta sembrava che stesse scomparendo, semplicemente perché i suoi “miserabili” adepti erano consci della sua anacronisticità. Le cronache giudiziarie sopra citate spiegano tra le righe (e a volte in modo chiaro) perché lo “strumento” ‘ndrangheta fu rianimato e fatto sopravvivere fino ai nostri giorni con le evidenti conseguenze devastanti per la nostra terra. La ‘ndrangheta stracciona di Strati è cosa diversa da quella “istituzionalizzata” degli affari illeciti, ma è altrettanto nociva perché è l’humus che permette ai malandrini istituzionalizzati (confidenti con licenza di delinquere), di proliferare e di prevaricare. Ed è la mafia stracciona, che il più delle volte ha come unico fine l’ostentazione dell’appartenenza dei “foresi” a questo “immondezzaio” che spesso genera pure in chi malandrino non lo è l’atteggiamento “paramafioso”. Che è altrettanto devastante. Solo lo smantellamento della mafia “istituzionalizzata”, e la dimostrazione che in questo ambito i principi presuntuosamente decantati non esistono in nessuna delle loro accezioni, potrà per effetto domino prospettare una svolta positiva e rompere “la crosta di mille e mille anni d’ignoranza”.


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