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Noi sudici sopra le corriere di Lampugnano

  •   Gioacchino Criaco
Noi sudici sopra le corriere di Lampugnano

di Gioacchino Criaco - Sulla Metro Rossa di Milano  a un certo punto ci sono più valigie che persone, chi è del Sud lo sa. Si va a Lampugnano, all'autostazione, da lì partono gli autobus a lunga percorrenza. La ci dovrebbe andare la politica meridionale, tutta quella che si succede da un secolo e mezzo. La ci dovrebbe andare tutta la stirpe che si è presa la dirigenza del Sud. La ci dovremmo andare tutti noi sudici che non abbiamo lottato per la nostra terra, per noi stessi. E la, in verità, buona parte di noi ci va, parte che anche se colpevole, la responsabilità propria la sconta, mentre politici e dirigenti non scontano nulla: c'erano, ci sono, ci saranno. Ed è vero, è retorica facile, spicciola. Ma in posti come Lampugnano si misura quanto due secoli di partenze e sacrifici non ci abbiano spostato di un metro avanti, anzi, ne facciamo di continuo indietro, di passi. Bus, alcuni nuovi, altri meno, pieni sempre, di questi tempi colmi di un'umanità che chiede requie alla fatica del lavoro, degli studi, a qualche viaggio della speranza, a visite parenti a volte amene altre in tristi luoghi. Casa, è la voce muta che ronza in petto, che riempie i pochi spazi vuoti nel veicolo. Bastimenti, treni notturni e ora bus. I mezzi di trasporto sono cambiati senza cambiare mai davvero: puzzano di popolo, di poco denaro, del questo o niente. I meridionali vanno giù con cinquanta euro, e quando la tregua finisce rimbalzano al Nord con altri cinquanta euro. Questo si possono permettere dopo centocinquant'anni. Questo ci permettono. Ci hanno tolto le navi e i treni e ci hanno dato i bus. Gli aerei e i treni freccia se li prendono quelli di noi che stanno bene, di tanto in tanto anche quelli che non potrebbero se li concedono, come premio. Gli gnuri viaggiano sempre in prima, che le loro puntate al Nord sono di svago, e gli sfizi non possono essere viziati, si premiano sempre e comunque per la loro bravura a fregare chi gli sta sotto.  Si parte: 12, 14, 16, 19 ore, siamo in punta allo stivale. 24, 26, 30 , superiamo lo Stretto e andiamo in fondo. Loro, dicono che è demode parlare di emigrazione, che viaggiare è bello, arricchisce di esperienza: anche i figli di loro partono, tengono gli appartamenti in centro, così fanno pure investimento. Loro dicono che parlare di problemi non fa bene al Sud, ne sporca l'immagine. Ma noi, da sopra le nostre corriere, non ci riusciamo a farci rapire da quanto è bello il mare, quant'è bella la montagna: pochi minuti e sei su, pochi minuti e sei giù, una favola. È in fondo viaggiamo bene, se non fosse che quelli più a Sud di noi abbiano preso l'abitudine di fregarci il posto, di sedersi di fianco a noi.


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