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O migranti o briganti

  •   Bruno Salvatore Lucisano
O migranti o briganti

L’alternativa è la stessa, quella di sempre, come una bestemmia, come una condanna. Noi non possiamo crescere e semmai volessimo riuscirci, dovremmo fare i conti con l’oste che, alla fine du cuntu, è l’unico che non si ubriaca mai. È l’unico che bada che le cose vadano come devono andare e, cioè, allo stesso modo. Nel modo in cui ci troviamo: senza lavoro, senza risorse, senza treni, senza strade… e senza speranza. E, in questo concetto, in questa maniera di vivere, è racchiusa la nostra impotenza, la nostra incapacità finanche a chiedere quello che ci spetta. Per diritto, per legge, per onestà. E, quei pochi che restano, che non sono briganti, si scavano, giorno per giorno e, a loro insaputa, una fossa o (visto che non si usa più), una più confortevole tomba.

Ma un giorno, viva Dio, finiranno i briganti e spero di essere vivo per guardare le vostre facce, quando non sarete più protagonisti, quando nessun giornale e nessuna Tv vi cercherà. Quando vi accorgerete che vi siete scelti un lavoro da eroi, ma di eroi non ce ne sarà più bisogno. Quando il mondo diventerà come quello che dite vorreste che fosse, ma, in realtà, se così fosse, voi non sareste chi siete. Mentite…mentendo!

Ecco, fino a ieri, le Tv e persino la BBC, venivano per Mimmo, Filippo e Nicola. Mimmo con i suoi migranti, Filippo con le sue tartarughe e Nicola con i non suoi briganti. Indovinate chi è rimasto? Il Dott. Nicola, i suoi libri e i briganti.

Era ritornata a vivere la stazione ferroviaria dopo la chiusura per mancanza di treni e viaggiatori. Era ritornata a vivere, specie nel periodo estivo, con la creazione di un centro per l’assistenza alla tartarughe ferite. Un ospedale. L’unico funzionante sulla fascia Ionica. Era tornata a vivere grazie all’intuizione del povero Filippo Benavoli.

Da ieri non c’è più il centro, né le tartarughe, né la stazione. C’è l’ennesima casa disabitata vicino ai binari. C’è il nulla.

Non c’è alcuna speranza per questa Terra. Nessuna!

L’unica tartaruga rimasta è quella disegnata sulle mattonelle della piazza, calpestata dai ragazzi che giocano al pallone. Calpestata dalla inazione degli uomini.


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