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Sudici Stramorti Subalterni al declino

  •   Gioacchino Criaco
Sudici Stramorti Subalterni al declino

Il Sud è morto da tempo, anzi stramorto, ma anziché decomporsi si è mummificato, e in questo sta la speranza, nell’anelito di vita che cova pure il seme pietrificato. È quel mondo morente che in un ultimo estremo tentativo lancia nello spazio il codice della propria vita, perché rinasca in un pianeta sperduto, che deve esistere nell’angolo della più remota delle galassie. E non c’è stata, non c’è e non ci sarà mai una soluzione ai problemi del Sud se per essi si cerca un rimedio singolo, se il medico lo si cerca dentro il sistema in cui viviamo. Il Sud, quello di noi sudici che stiamo un po’ sopra e un po’ sotto la linea dell’Equatore, ha cominciato a morire da quando pensando di votarsi al progresso si è consegnato al declino. Non si può pensare di risolvere il problema della Calabria, pensando solo alla Calabria, e dentro, non si può pensare di risolvere l’emergenza sanità, occupazione, criminalità, occupandosi di sanità, occupazione e criminalità calabrese. È come se volessimo sfidare al nuoto i delfini, a francese i francesi o al cambio della guardia i soldati della regina.

Il Sud combatte in campo avverso, si è lasciato intrappolare in un modello culturale, sociale, economico, persino politico che non è il proprio. Sta giocando la partita sbagliata, in un campionato straniero. La vittoria non è impossibile, semplicemente non esiste. È come se un calvo si ostinasse a fabbricare balsamo per capelli. Ed è un discorso che può sembrare pericoloso, che invita alla resa, che ci toglie ogni responsabilità e ci consegna a un destino invincibile.

Stiamo dentro un sistema che ha nel proprio dna, disfunzioni, povertà, criminalità. Stiamo dentro un modello che si fonda sulla diseguaglianza. La lotta vera non è rincorrere le dita, ma assaltare le lune. Alla colpa bisogna sostituire la responsabilità. Un Sud che non si arrende deve assumersi la responsabilità di costruire un sistema alternativo, Ed è logico che non si possa parlare di Calabria o Sicilia o  Campania. Per questo i nostri problemi sono irrisolvibili, per questo continueremo a subire mafie ed emigrazioni. Perché corriamo dietro a un progresso e a un benessere che non ci appartengono. La rivoluzione è cercare un’evoluzione che ci sia congeniale. Che sia nostra. Le mafie abbattono i nostri imprenditori geniali, quanto le leggi atterrano i nostri amministratori migliori. C’è un sistema che rincorre e azzanna ogni virtù sudicia. E la nostra colpa più grande è che noi, consapevoli o meno, ne siamo complici.

E in fondo pure noi siamo indiani, abbiamo rinunciato a tutto per una manciata di perline colorate e un po’ di acqua di fuoco. Ma indiani non lo siamo del tutto, perché una nostra Little Big Horn non c’è l’abbiamo mai avuta, e i nostri tori li abbiamo sempre consegnati ai Custer di turno.


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