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In Aspromonte
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“In Cammino nel Parco”: domenica prima escursione a Zervò. Aperte le iscrizioni

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Mordi e fuggi

di Cosimo Sframeli - Si è liberi quando si ha la possibilità di agire senza essere soggetto all’autorità o al dominio altrui; il diritto di operare le proprie scelte e di agire secondo le proprie condizioni e convinzioni, senza ledere gli altrui diritti e rispettando le regole di un sistema organizzato, osservando con gli occhi di oggi e con l’intelligenza del futuro. Tanti si ispirano ai paesi dell’Aspromonte, a Reggio Calabria e alla sua provincia, sia Jonica sia Tirrenica, e con tanto di dialettica, da veri esperti, commentano su fatti e persone. Tra questi, ci sono coloro che servono il bene comune e ci sono quelli che mettono in scena inchieste, anche televisive, per discutere sulla vita e sulla morte dei malcapitati, ingigantendo così il potere dei “capi”. La politica nazionale e calabrese, miseramente fallita in tal senso, non ha mai offerto risposte, ma interrogativi. Gli attacchi e le polemiche urlate dai professionisti dell’ ”Anti” continuano a creare un effetto rimbalzo che dà ancor di più rilevanza ad una irriducibile “Famiglia Montalbano”, come la chiamava Saverio Montalto. A San Luca, emblema del “crimine”, continuano a battersi come leoni perché il paese non venga associato esclusivamente alla ‘ndrangheta. Vorrebbero che Corrado Alvaro, a cui si aggrappano per rivendicare le propri origini culturali, compisse il miracolo: concedesse a loro il Diritto all’Oblio e, quindi, una degna e giusta ri-partenza di Legalità. E’ un sogno legittimo: vorrebbero che fosse considerata la condizione di vita e gli sforzi per scampare alle grinfie della ‘ndrangheta, gli impegni per la sicurezza e la stabilità politica, che possa sorgere una sorta di solidarietà sociale edificata dai rappresentanti delle Istituzioni dello Stato, della Chiesa, del giornalismo d’inchiesta. Per audacia di essere graditi e di non deludere i propri “capi”, coloro che “mordono e fuggono” non hanno cognizione di luoghi e di persone, né riescono ad offrire un’obiettiva delucidazione su carnefici e vittime. La Calabria è molto più estesa di quanto si pensi e si presenta come concentrato di grandi sfide geopolitiche, dalla ‘ndrangheta alle Istituzioni dello Stato, dal radicalismo estremo all’eterna Questione Meridionale, dal ruolo della democrazia nelle relazioni regionali, nazionali e internazionali ai confini culturali dell’Aspromonte. In molti, nei comodi salotti raccontano con entusiasmo il contrasto al fenomeno mafioso, la fede nella vittoria, il richiamo al Dio della Giustizia. Ed è difficile restare indifferenti ad ascoltare, ricordando che la lotta alla ‘ndrangheta non fu pulita né indolore; sulla giubba porto ancora le macchie di sangue, mai sbiadite, dei compagni e degli amici ammazzati. Storie di quando le genti tacevano e a parlare era la lupara, in una terra dove c’era desolazione e morte, come in guerra. La Calabria criminale vuole e pretende essere perseguita, ma il resto dei calabresi, la maggior parte, desiderano normalità, non vorrebbero essere raccontati con irriguardosa ironia per le disgrazie subite, gridano: Giustizia. Non è la verità che arma l’intolleranza ma la pretesa del suo monopolio, la presunzione di esserne i portatori esclusivi, nella terra in cui non c’è posto per i santi. Come ex voto, non ci resta che appellarci e pregare la Madonna della Montagna, nel cuore dell’Aspromonte, proprio a Polsi, dove si riuniscono fedeli per rivolgersi a Dio.

 

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Uomini liberi in Calabria

di Cosimo Sframeli - Siamo in un momento difficile per la Calabria, che rischia di fermarsi, soffocata da rigidezze ideologiche, da rivendicazioni sterili, dalla difesa di interessi particolari, da preconcetti, dalle tragedie innescate dai “tragediatori”, che ne frenano lo sviluppo. Non si tratta di trovare un politico libero, si tratta di esserlo e la politica come teatrino, come messa in scena, non durerà più di un mese. La gente non crede più agli avventurieri o ai fumaioli perché vorrebbe un classe politica libera anche da altri poteri istituzionali, che pensi in grande; che sappia osservare, ascoltare i bisogni e dare indicazioni per progettare e utilizzare i fondi U.E., che vengono sistematicamente bloccati da intrecci burocratico-affaristici. La vera politica è vivere, dedita all’esistenza con passione, paziente, senso della gratuità; determinata negli ideali nel muovere alla ricerca del bene comune. E’ l’impegno gratuito di sé, nel lavoro, nel tirar su famiglia, nell’incontrare, che fa crescere la vita e la convivenza. Senza educazione nessuno riesce ad amare gli ideali più del proprio tornaconto, senza cultura sussiste la fine di una Regione, di una civiltà. In molti campi la Calabria può dare di più: a chi vive, a chi cerca le sue bellezze, a chi cerca lavoro e mezzi per una vita più dignitosa. La nostra identità e la nostra operosità non consentono guerre travestite, ma la partecipazione e l’arte del compromesso per trovare soluzioni e creare sviluppo. Un sistema economico, sociale e istituzionale realmente efficiente, affinché il lavoro sia un’azione e non una torta, una scienza nuova del lavoro, che è il sapere nuovo dell’uomo in azione. Alle elezioni appoggeremo i candidati che esprimano attenzione ai valori e alle dinamiche sociali di partecipazione e ne possono garantire vitalità autentica; che siano fuori dalle secche della burocratizzazione e dei rischi di un’invisibile strisciante autoritarismo, che non riconoscano come follia reazionaria ogni tentativo di restaurare la legalità. Ma i calabresi non protesteranno contro la corruzione e non ricorreranno alla violenza, eviteranno di andare votare. L’innato vincolo di servizio che l’etica militare, appresa dall’esperienza -anzitutto interiore- di una guerra sorda combattuta in Aspromonte, direttamente e indirettamente, ha insegnato a legarmi indissolubilmente ai miei compagni. Siamo stati proscritti per scelta, poiché non abbiamo potuto, né abbiamo voluto, più tornare indietro; abbiamo provato a edificare un modello fondato sulla mobilitazione totale e permanente per trasformare l’uomo qualunque in un combattente fervente, votato al sacrificio disinteressato. Ma la crisi delle ideologie scatena incontrollate tendenze centrifughe e i cittadini ogni giorno sono attraversati da dubbi laceranti sulla condotta più opportuna da tenere di fronte al dilagare dei particolarismi, dei piccoli e grandi arrangiamenti con la coscienza, delle comode ed allettanti scorciatoie verso il successo, verso la ricchezza, verso la fama di pseudo grandi condottieri. Il comportamento etico è il frutto di una retroterra personale, costruito nel contesto della famiglia d’origine, di quello sociale e culturale di provenienza. I nostri  giovani continuano a praticare il volontariato, nell’ambito di organizzazioni laiche o religiose, in contrapposizione a una Calabria terribilmente amara, dove gli onesti e gli imparziali, per non avere alle spalle partiti che li difendano o giornali che li esaltino, sono sopraffatti dai c.d. “giusti”. Ed è così che a gennaio proveremo a votare coloro che riescano a restituire al calabrese il senso del dovere e l’etica della responsabilità; che avversino caste e privilegi; che denuncino il malcostume nel contesto politico, economico e sociale; che educhino le nuove generazioni ad assumere l’impegno di essere futura classe dirigente, onesta, libera, professionale, responsabile; che promuovano incontri e dibattiti culturali per conoscere meglio ed approfondire le nostre idee e tradizioni. Nella terra dove non c’è posto per i Santi, dove non è permesso aspirare alla santità, se dovesse andar male, ci appelleremo alla Speranza Divina, pregando così: “Dammi, mio Dio, quello che ti resta, quello che nessuno Ti chiede mai …”

                                                                                                                                                              Cosimo Sframeli

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Siderno. Venerdì 27, da “MAG. La ladra di libri” si terrà la presentazione del saggio di Cosimo Sframeli “’ndrangheta addosso”

Chi può conoscere il fenomeno criminale noto come “’ndrangheta” meglio di chi l’ha combattuta in prima linea indossando una divisa da Degno Servitore dello Stato? Crediamo in pochi. Ecco perché il saggio “’ndrangheta addosso” (2019, Falzea) scritto dal Tenente dei Carabinieri a riposo (e giornalista pubblicista) Cosimo Sframeli è un saggio indispensabile per chi vuole approfondire la conoscenza della mafia più diffusa e pericolosa del mondo. Sframeli non si perde in chiacchiere da social network o da corteo, perché la sua antimafia non c’entra nulla con quella delle parate e dei simboli. No, lui la ‘ndrangheta l’ha combattuta fin dagli anni ’80, tempi in cui la si considerava una sorta di mafia “minore” rispetto a camorra e cosa nostra e, approfittando della iniziale mancanza di luci della ribalta riusciva a infiltrarsi meglio nell’economia, nelle istituzioni e perfino nella massoneria dopo l’evoluzione in “Santa”. Nel corposo volume si ricordano i tempi del pool investigativo della Procura di Locri diretto dai magistrati Carlo Macrì ed Ezio Arcadi e in cui in prima linea erano i militari dell’Arma agli ordini del mitico maresciallo Spanò. Ma non solo. La parte centrale è piena di storie di persone, specie vittime della violenza ‘ndranghetista e della terribile stagione dei sequestri di persona. Storie spesso inedite o comunque dimenticate da quella parte di cronaca che non è diventata storia contemporanea. Ma per non vanificare quel lavoro di impegno e lotta spesso eroica e soprattutto per non lasciare che i rimpianti prendano il sopravvento, c’è la terza parte del saggio, in cui Sframeli indica alcune responsabilità (riferite a quella parte di Stato che avrebbe dovuto e potuto fare meglio il proprio dovere) e possibili vie di uscita, partendo dalla prevenzione del fenomeno criminale fondata innanzitutto sullo sviluppo culturale. Perché è ormai noto che la mera repressione da sola non basta. Specie quando gli sforzi di valorosi magistrati e forze dell’ordine viene reso vano da istituzioni colluse o comunque permeabili alla capacità d’infiltrazione della ‘ndrangheta. Cosimo Sframeli presenterà il suo libro venerdì 27 dicembre alle 18 nello spazio culturale “MAG. La ladra di libri” di Siderno. Gianluca Albanese dialogherà con l’autore.

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