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CarovanaXlaGiustizia. Depositate le fiammelle "per fare luce" su via D'Amelio dopo le dichiarazioni di Fiammetta Borsellino

  •   Redazione
CarovanaXlaGiustizia. Depositate le fiammelle "per fare luce" su via D'Amelio dopo le dichiarazioni di Fiammetta Borsellino

Due carceri, un tavolo per la raccolta firme per la separazione delle carriere e un’incontro al Palazzo di Giustizia di Catania dove il Partito Radicale depositerà delle fiammelle per fare luce dopo le dichiarazioni di Fiammetta Borsellino.

Ieri, mercoledì 9 agosto, alle ore 22 la Carovana per la giustizia del Partito Radicale si è recata al Palazzo di Giustizia di Catania per depositare delle fiammelle affinché si faccia luce sulle recenti dichiarazioni  – “25 anni di schifezze e menzogne” – di Fiammetta Borsellino in merito all’inchiesta condotta sulla strage che uccise suo padre, il magistrato Paolo Borsellino.

Dichiara Maurizio Turco, della Presidenza del Partito Radicale:

“Prima di lasciare Catania passeremo davanti al Palazzo di Giustizia ed accenderemo delle fiammelle per fare luce sulle recenti dichiarazioni di Fiammetta Borsellino. Appena le ha pronunciate tutti gli organi di informazione le hanno rilanciate ma subito dopo le hanno seppellite negando a quelle verità un minimo di dibattito pubblico. Un pezzo deviato dello Stato – il regime italiano –  ha una sola paura: che i cittadini conoscano, capiscano, decidano. E quindi è esso a decidere di cosa devono venire a conoscenza per meglio orientare la decisione popolare. Al di là della democrazia liberale, non ci sono che derive autoritarie e totalitarie.

E come tutti i colpi di Stato, più o meno cruenti, si occupa la tv di Stato per condizionare i cittadini somministrando loro la “corretta informazione”. E non c’è dubbio che fare luce sulle parole di Fiammetta Borsellino sia per loro scorrettissimo”.

"Abbiamo avuto un balordo della Guadagna come pentito fasullo e una Procura massonica guidata all'epoca da Gianni Tinebra che è morto, ma dove c'erano Annamaria Palma, Carmelo Petralia, Nino Di Matteo...". Lo dice Fiammetta Borsellino, 44 anni, ultimogenita del magistrato Paolo, ucciso nella strage di via D'Amelio 25 anni fa, in un'intervista al Corriere della Sera. "Venticinque anni di schifezze e menzogne - dice Fiammetta Borsellino - All'Antimafia consegnerò inconfutabili atti processuali dai quali si evincono le manovre per occultare la verità sulla trama di via D'Amelio".

"Ai magistrati in servizio dopo la strage di Capaci - dice Fiammetta Borsellino - rimprovero di non aver sentito mio padre nonostante avesse detto di voler parlare con loro. Dopo via D'Amelio riconsegnata dal questore La Barbera la borsa di mio padre pur senza l'agenda rossa, non hanno nemmeno disposto l'esame del Dna. Non furono adottate le più elementari procedure sulla scena del crimine. Il dovere di chi investigava era di non alterare i luoghi del delitto. Ma su via D'Amelio passò la mandria di bufali".

"Nessuno si fa vivo con noi. Non ci frequenta più nessuno, magistrati o poliziotti. Si sono dileguati tutti. Le persone oggi a noi vicine le abbiamo incontrate dopo il '92. Nessuno di quelli che si professavano amici ha ritenuto di darci spiegazioni anche dal punto di vista morale", aggiunge ancora Fiammetta Borsellino. E a proposito del suo intervento in tv da Fabio Fazio: "Dopo la mia esternazione non c’è stato un cane che mi abbia stretto la mano. Fatta eccezione per alcuni studenti napoletani e Antonio Vullo, l’agente sopravvissuto in via D’Amelio. Grande la sensibilità di Fazio. Ma nelle due ore successive mi sono seduta e ho ascoltato. Non sono Grasso che arriva, fa l’intervento e va".

"Chiedo scusa, anche pubblicamente e anche per conto di chi non l'ha fatto e avrebbe dovuto, per uno dei più colossali errori giudiziari commessi. Chiedo scusa a innocenti che sono stati condannati all'ergastolo".

Lo ha detto Fiammetta Borsellino, al termine dell'audizione all'Antimafia parlando dei depistaggi delle indagini sull'attentato in cui morì suo padre.


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