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La riflessione. A uno a uno

  •   Bruno Salvatore Lucisano
La riflessione. A uno a uno

Di Bruno Salvatore Lucisano - Radici profonde lunghe più di un secolo. Queste bisogna combattere ed estirpare e, siccome sono lunghe e profonde, occorre allo stesso modo, un lavoro lungo e profondo perché non si consenta agli arbusti di alimentarsi e crescere fuori dalla terra!

È giusto gioire per i tre latitanti assicurati alla giustizia ma non è giusto dire: “Ecco la risposta degli sbirri alla ndranghita!”. Questa è una dichiarazione di guerra, verso delle persone che sono consapevoli di essere in guerra. Non serve a nulla! La guerra a questa gente non fa paura (purtroppo).

I ragazzi che crescono in una faida familiare sanno benissimo di essere in guerra. Bisogna riflettere, non gioire. Quando ripeto che la ndranghita è “rradicata”, quando ripeto che la ndranghita è mentalità, che è l’ambiente e la famiglia che portano a determinati comportamenti, voglio dire che bisogna aiutare, ambiente e famiglia.

Il figlio dell’arrestato di ieri di San Luca, viveva da chissà quanti anni col padre in casa nascosto in bunker, fatto in un bunker.  Sicuramente mangiava e beveva con il padre. Discuteva col padre. Ascoltava il padre. Il risultato è che quando i carabinieri glielo hanno portato via, lui ha risposto lanciando pietre contro le forze dell’ordine.

Chissà perché?

Le manifestazioni, le parate che si ripetono in questa Terra, con Musei, Gerbere e quant’altro non servono a nulla. Servono a chi le fa. A quel ragazzo di San Luca che si è visto portare via il padre latitante dai militari, le bandiere di Libera non gli interessano affatto. E su questo che dobbiamo riflettere, è perciò che la strategia che si usa serve a poco per chi ha come ossigeno nel sangue la malattia delle ndrine! Per questi ragazzi l’elicottero del Presidente che è arrivato nella Locride ha consumato, inutilmente, carburante.

C’è una mentalità da combattere, un modus vivendi da estirpare, condizioni di vita e familiari da migliorare.

A questi ragazzi che crescono con questa mentalità e questi insegnamenti purtroppo e dico purtroppo, le bandiere e i distintivi li fanno solamente sorridere.

E se questi ragazzi crescendo, si accorgeranno che intorno è tutta una ruberia si sentiranno legittimati a comportarsi di conseguenza. Sarà ed è per loro una cosa normale. Una cosa che bisogna fare!

Ad un ragazzo che vive in queste condizioni è inutile che andiate a scuola ad insegnare legalità, non vi ascolta. Non gli importa nulla della vostra legalità.

È uno sfogo il mio e mi spiace non avere una soluzione a questa tragedia. I magistrati, le Forze dell’Ordine possono dare il loro contributo per combattere ed arginare il problema. Possono arrestare, scovare latitanti ma il dramma è nelle radici. I “rradicati” con queste bisogna fare il conto. C’è una mentalità lunga più di un secolo che si deve correggere ed arginare. Bisogna insegnare ai ragazzi, a questi ragazzi, che la vita che hanno in mente non porta da nessuna parte e che la vita è una, una sola e bisogna viverla in un altro modo.

Bisogna trovare il sistema di convincerli. I metodi usati fino ad ora, purtroppo, sono serviti a poco, anzi a nulla.

Bisogna prenderli uno a uno, i ragazzi, bisogna parlargli a uno a uno. Bisogna amarli a uno a uno. Bisogna dargli prospettive diverse da quelle di diventare un boss! Bisogna, per esempio, dargli un lavoro…a uno a uno!

In memoria di P. Crupi nel giorno del suo compleanno.


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