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La riflessione. Sperare nell'attesa...

  •   Bruno Salvatore Lucisano
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di Bruno Salvatore Lucisano - Quando ci ostiniamo a pretendere una Calabria migliore, la Calabria dei calabresi per i calabresi che tornano, che partono, che restano. Quando ci sforziamo di segnalare, di criticare di mettere in evidenza quello che non funziona. Quando ci accorgiamo che stiamo arretrando in tutti i settori, possiamo scegliere di stare zitti, di lasciar perdere, di farci i fatti nostri. Ecco, se mai ci fosse un modo per farci i fatti nostri, non è certo quello di stare zitti e il famoso proverbio che chi si fa i fatti suoi campa cent’anni non è altro che l’ennesima cazzata “du nticu”, perché “u nticu”, di cazzate, ne ha dette più di un politico in carriera.

Io non ho nulla contro chi ama il quieto vivere, contro chi non fa rumore per celare la sua presenza, contro chi muore asfissiato per l’educazione di non strillare al cielo un rutto. Ma guardate che anche lo zingaro muto, a volte, s’incazza e grida; e come se grida! E raccoglie i mozziconi per strada e fuma e se ne fotte!

Certo, non si capisce quello che dice e che vuole, perché non si spiega, perché è muto; ma questo vale anche per chi ha parola ed intelligenza.

Quando mi sono deciso di scrivere qualcosa sulla speranza e sull’attesa, sono andato alla ricerca per vedere se fosse venuto in mente a qualcun altro di trattare questo problema e, ovviamente, era già stato trattato. Eugenio Brogna, primario emerito di psichiatria dell’ospedale maggiore di Novara: “L’attesa e la speranza”.

Come vedete è roba da pazzi! È roba per pazzi!

Ed io, che pazzo sono, un pensiero, spero originale, lo voglio lasciare ai giovani di questa Terra di questa Calabria, che dev’essere e vuole essere straordinaria; ed è questo:

“Tu Terra, sei l’attesa e la speranza, della terra, appena arata”.

Che Dio ci aiuti.


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