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Ospedale di Locri. L'amarezza del sindaco Rocca: anche da Brancati ci saremmo aspettati una maggiore chiarezza

  •   Redazione
Ospedale di Locri. L'amarezza del sindaco Rocca: anche da Brancati ci saremmo aspettati una maggiore chiarezza

di Rosario Rocca - Avrei voluto che nell'incontro di ieri, tra i sindaci e il Direttore Generale dell'ASP, fosse prevalso il senso della responsabilità e del confronto democratico. Purtroppo non tutti hanno colto e capito l'importanza di un'iniziativa istituzionale finalizzata, in primo luogo, a focalizzare e affrontare le criticità più gravi legate all'Ospedale di Locri e al sistema della sanità territoriale. Forse perchè abbiamo perso il senso della discussione civile e ci siamo abituati troppo ai conservatorismi e ai vittimismi facili. O forse, semplicemente, perchè ci piace incarnare la dimensione degli "eroi vinti". Ma qui non siamo in un romanzo di Cervantes, siamo nella Locride, dove il diritto alla salute viene tragicamente negato ai cittadini.

Non avrei mai creduto che il senso della vergogna e dell'imbarazzo, a un certo punto, potesse impedirmi di condurre una discussione che ha assunto un tenore sempre meno istituzionale, ma degno della più bassa demagogia, a tratti, surreale e violenta.

Ho provato, in qualità di Presidente dei Sindaci della Locride, a riportare nelle varie articolazioni istituzionali un confronto democratico e costruttivo, invitando a far sedere attorno a un tavolo tutti gli attori istituzionali e sociali che ritenevo potessero dare un contributo per la riaffermazione del diritto alla salute sul nostro territorio. Ho creduto fino in fondo nella possibilità di uno slancio corale e sinergico. Non è andata così. Ieri abbiamo perso, ancora, tutti.

Sento fortemente il peso della responsabilità della sofferenza e della rassegnazione che albergano ormai nelle nostre comunità, già profondamente offese da un servizio pubblico sempre più propenso a deviare la domanda in altre regioni o negli ambulatori privati. Qualche Sindaco, più saggio e anziano di me, mi aveva responsabilmente consigliato di non invitare all’iniziativa le parti sociali, per evitare discussioni accese. Aveva forse ragione, ma nella mia storia personale e politica ho sempre rifiutato e combattuto i bavagli. Con rammarico ho registrato che una parte (a dire il vero minoritaria) del sindacato antepone alla proposta e all’interesse collettivo il populismo più becero. Mi chiedo se certi urlatori abbiano dimostrato la stessa indignazione nei confronti di personale medico e paramedico assenteista, protetto da 104 false o da altri inaccettabili privilegi. Mi chiedo se abbiano mai denunciato, a tutela della stragrande maggioranza del personale onesto costretto a turnazioni disumane, determinate logiche parassitarie che sono sotto gli occhi di tutti.

Leggo in queste ore di tutto, addirittura di attacchi gratuiti nei confronti di colleghi sindaci colpevoli di tutelare interessi personali o di partito. Ma di che cosa stiamo parlando? A qualche amico sindaco dico che il sipario si è chiuso ormai da tempo e che, seppur appassionante, non si può continuare a recitare una parte per sempre. Indossare una fascia tricolore è un fatto serio! Soprattutto quando quel ruolo conferitoci dai cittadini lo esercitiamo per l’affermazione di un diritto fondamentale.

Ho giurato di onorare la fiducia che i sindaci della Locride hanno riposto in me lavorando esclusivamente all’interesse del territorio, senza partigianismi di sorta. E non mi sottraggo dall’esprimere, oggi, la più totale delusione per l’atteggiamento del Direttore Generale Brancati da cui ci saremmo aspettati delle risposte concrete e maggiore chiarezza sulle prospettive immediate e future della Sanità nella Locride.

Rimane il fatto che si è riaperta una discussione che sembrava ormai archiviata. Certamente, anche se l’amarezza è tanta, non smetteremo di farci carico del grido di disperazione dei nostri cittadini, di chi deve partire per curarsi e di chi lavora, con devozione professionale, in condizioni non più accettabili. Serve uno sforzo responsabile da parte di tutti, ognuno deve fare la propria parte.

Ho sempre diffidato delle rivolte inneggiate da urlatori e capipopolo: sono un fatto artificioso e fittizio. Niente più. Il senso del cambiamento ho imparato a riconoscerlo nelle rivoluzioni gentili. Rimango perciò convinto che la nostra forza non può che essere la Costituzione repubblicana e antifascista. E quel bellissimo articolo 32, che recita “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività”, possiamo ancora rivendicarlo con forza. Ma serve un alto senso di responsabilità e di coerenza.


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