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Ospedale di Locri: Parole e Parate

  •   Redazione
Ospedale di Locri: Parole e Parate

di don Antonio Magnoli* - Mi chiedevo cosa abbia fatto scaturire questa iniziativa, che pare del tutto lodevole. A volte non so se viviamo nella realtà o giochiamo a vivere sulla pelle degli altri. Ora, questa iniziativa che avete ritenuto opportuno organizzare insieme al Vescovo (quindi la Chiesa come Istituzione locale) mi fa pensare - e lo dico - che lascerà il tempo che trova. Perché dico questo, ve lo spiego subito: quando per la prima volta ne ho parlato come Cittadino Sacerdote, sono state "le istituzioni stesse" a dirmi "è tempo perso", "abbiamo già fatto una fiaccolata e cosa abbiamo risolto? Nulla".

Quindi mi viene da pensare che sarà l'ennesima perdita di tempo, verranno i dirigenti, i politici, il vescovo, una parata diplomatica. Ne parleranno i giornali, le televisioni, ecc.

Ma non vi rendete conto che la gente non ha più fiducia? Ma chi se ne importa di vedere sfilare le istituzioni quando il problema rimane come è sempre rimasto.

Sappiamo benissimo, e voi più di ogni altro, che il problema non lo si vuole risolvere, l'ospedale non lo si vuole far funzionare, perché c'è un giro talmente sporco intriso anche di malavita, che non permetterà mai che il problema si risolva. Chi sfilerà portando quella fascia tricolore rappresenta il popolo, ma non so quanto questo popolo si senta da egli rappresentato.

Il problema "ospedale" lo si trascina da anni, conosciamo il problema della "mala gestione", le numerose denunce fatte per malasanità, le assunzioni che non si capisce bene come vengano fatte e perché non c’è ne stiano più, la presenza della mafia in quel posto la si respira, perché dove c’è interesse lei c’è sempre.

Io, carissime istituzioni, farai un gesto più forte, non mi limiterei a fare una delle tante manifestazioni che lasciano il tempo che trovano. Perché non avete il coraggio, se chi di competenza (sia locale che ministeriale) non vi darà risposte accompagnate da fatti, di consegnare le fasce che portate? Se ci tenete al popolo che rappresentate e non al ruolo, allora fatelo.

Ditelo allo Stato: “Noi Istituzioni locali se entro un termine ben preciso non vedremo attivarsi e sistemare questo unico e solo Ospedale consegneremo tutti le fasce al Prefetto”.

Si è parlato troppo e solo promesse sono state fatte, mai fatti. In questo posto non comanda lo Stato perché non c’è, sennò è inammissibile che nessuno - ma proprio nessuno - intervenga.

In questo posto non si progredisce perché vogliono mangiare sempre gli stessi.

Dicevano gli antichi "U PISCI PUZZA DA TESTA".

Se non fate piazza pulita del marciume che c'è attorno alla sanità sono solo PAROLE E PARATE. La gente non è stupida, non vi crede più, invece di fare teatro fate fatti. Volete fare la manifestazione? Fatela pure ma non ora. Fatela quando riuscirete a dimostrare alla gente cosa significhi quell'articolo 32 della Costituzione: reparti nuovi, medici competenti e in grado di poter lavorare, un pronto soccorso come Dio comanda (non a metà), personale qualificato e non raccomandato, assunzioni.

Allora sì che potrete dire: oggi vi mostriamo l'ospedale. Il vostro ospedale. Non la parata.

La cosa che più mi rattrista e che mi fa vergognare è che come Chiesa dovremmo fare molto di più e non fare il gioco di coloro che hanno l’intento di mostrare che anche la Chiesa è vicina a questa problematica.

Sappiamo bene quale è il nostro compito, lottare con i deboli, gli esclusi, gli emarginati, chi non c’è la fa più, stare dalla parte di quel popolo che è affaticato e sfiduciato delle tante prese in giro, anche di quella gente che domani sfilerà, e c’è ne sono tanti. Ecco perché io, come Sacerdote, non voglio fare parte di questa manifestazione perché tradirei chi ha perso la fiducia. Come posso presentarmi tra coloro che non sanno manco dove sta di casa il principio del bene comune e la garanzia alla salute? Come posso presentarmi alla gente dicendogli sono con voi, quando ho mangiato e bevuto alla mensa dove erano più i Giuda che i Discepoli?

No, io sto dalla parte di chi non ha voce e di chi la voce gli è stata tolta. Quando avrete il coraggio di prendere sul serio la situazione con fatti concreti, allora “Si” che questo Sacerdote - se pur indegno - sarà contento di chinarsi a baciare i vostri piedi. Proprio come fece il Signore, che non venne per essere servito ma per servire. La mia non è un omelia e tantomeno retorica, vuole essere DENUNCIA del male fatto e che si continua a fare a questa Terra benedetta da Dio, ma frustrata dagli uomini. Di certo continuerò a lottare per il popolo e con il popolo, questo è la mia missione, portare sollievo e conforto a chi purtroppo gli viene negato anche il diritto di vivere con dignità.

*Sacerdote (Diocesi di Locri – Gerace)


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