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Il racconto. L'onorevole, le polpette e le verità del vino

  •   Redazione
Il racconto. L'onorevole, le polpette e le verità del vino

di Antonio Zema - Qualche anno fa, il sindaco del mio paese mi invitò a cena in un locale caratteristico nei dintorni di Locri. Lui che oltre ad essere il primo cittadino mirava da sempre a cariche politiche più “alte” era orgoglioso di ospitare proprio quella sera niente di meno che un assessore regionale.

Per la verità io che di politica capivo pochissimo più che dal nome “dell’onorevole” mi feci convincere dal nome della trattoria, nella quale si poteva ancora mangiare la carne di capra "all’aspromontana" e bere un vinello bianco della casa, dentro il quale l’oste tagliava le noci pesche del frutteto adiacente al locale, che era famoso in tutta la Locride.

L’onorevole apprezzò in modo evidente la carne di capra, i salumi locali e penso pure le polpette visto che in un paio d’ore ne divorò più di venti, e soprattutto il vinello che dicevo prima, che tracannava come un cammello, tanto che alla fine pure l’oste si stancò di aromatizzarlo con le noci pesche.

E sembrava che apprezzasse in modo inequivocabile i consigli, sulle opere da fare in questo territorio “dimenticato da tutti”, del mio sindaco che orgoglioso glieli propinava, insieme al capicollo e al pecorino, e nella sua buonafede li vedeva già realizzati, visto che il suo ospite acconsentiva e si segnava tutto in un foglio di carta.

La cena finì molto tardi e i commensali sembravano tutti soddisfatti, soprattutto Ciccio il sindaco “rampante”, sennonché proprio mentre l’onorevole si stava accomiatando arrivò l’oste con un foglio in mano che porse all’ospite forestiero.

Era il foglietto sul quale l’assessore aveva preso appunti per tutta la sera, e vista la delusione che si leggeva sui nostri volti, che quasi quasi alle sue promesse ci avevamo creduto, senza scomporsi ci disse in dialetto cosentino ed in modo molto colorito: io prendo più di diecimila euro al mese ed è la sola cosa che m’interessa…

Il sindaco incassò bene, e come se mi stesse dando una lezione di vita sentenziò: in vino veritas!

Il fatto è che  anche se da allora sono passati molti anni qualche giorno fa mi ha confessato di aver assistito ad una scena quasi identica: stavolta il ristorante era uno dei più rinomati della riviera Jonica, e il consigliere non era neppure assessore, la cena era stata a base di pesce ed al posto del vinello locale l’ospite aveva preteso un frizzantino di fuori.

Fiumi di frizzantino. Fiumi di parole e promesse per ogni richiesta dei soliti aspiranti “statisti” Locridei. E poi alla fine…

“In vino veritas?”, faccio io.

Si, - mi conferma Ciccio,- ma questo si è vantato di prendere quasi il doppio dell'altro "mangione", e le parolacce ce le ha dette in dialetto... locale.   


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