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Riti e tradizioni della Santa Pasqua in Aspromonte: a “Cunfrunta”

  •   Mimmo Musolino
Riti e tradizioni della Santa Pasqua in Aspromonte: a “Cunfrunta”

A “Cunfrunta” è certamente la più emozionante e suggestiva manifestazione religiosa della Santa Pasqua. E dopo secoli è ancora usanza e tradizione di quasi tutti i Paesi della Calabria.

Celebra la Resurrezione di Cristo e l’incontro con Sua Mamma, la Madonna, in un susseguirsi di emozioni e gesti di meravigliosa, divina, tradizionale e maestosa bellezza.

Ma i riti di Pasqua non si fermano a questa, che è la più imponente e significativa. Io ricordo da ragazzo che a Careri, un ridente e salubre paesino ai piedi dell’Aspromonte, si iniziava il Venerdì Santo con la Via Crucis tra le vie principali e i vicoli del Paese.

L’indomani mattina, che non era ancora l’alba, un coro diseguale di cantilene, come disperate, squarciavano la quiete triste e silente nella case. Io ancora a distanza di più di mezzo secolo ho, forte, nella testa quelle cantilene disperate ed imploranti: “… sono stato io l’ingrato, per i miei peccati, Gesù Cristo, perdono e pietà…”, ed ognuno aveva una corona di lunghe e pungenti spine in testa e qualche rivolo di sangue segnava il loro volto.

Erano gli uomini più giovani del paese, i nostri padri, e quelli meno giovani, i nostri nonni, che portavano in processione il sarcofago di Gesù Cristo morto.

Ed il Sabato notte si teneva la veglia, alla quale partecipava tutto il Paese, a Cristo morto nella Chiesa Madre di Santissima Maria Assunta, un autentico gioiello di architettura di scuola Gaggini e di altri artisti, con dipinti e statue di Santi e della Madonna che credo non esistano uguali per bellezza artistica ed espressività mistica.

All’indomani il momento più atteso: verso mezzogiorno sulla strada più lunga e dritta (“u rettifilu”) di Careri, oggi intestata al suo figlio più illustre, Francesco Perri, partiva il primo gruppo con la statua di Cristo Risorto che veniva nascosto dietro ad una curva, a circa duecento metri di distanza, e poi un altro gruppo con la Madonna vestita a lutto ed afflitta.

Allo scoccare del mezzogiorno le due processioni partivano, ognuna dalla sua postazione, e quando il Cristo Risorto e la Madonna si intravedevano, i fedeli portatori incominciavano a correre festanti e le donne intonavano inni di gloria e l’aria venivaannebbiata dal fumo e intronata dei mortaretti scoppiettanti.

Quando la Madonna e suo Figlio venivano a contatto, intanto alla Madonna, con un fazzoletto bianco ricamato in mano, veniva tolto il mantello nero, le due statue venivano fatte camminare l’una accanto all’altra, ed era molto difficile che dagli occhi dei“pandurioti” non sgorgassero lacrime di commozione (qualcuna la potreste individuare anche tra le righe di questo scritto).

All’indomani si partiva per la Pasquetta, chi sullo Zomaro, chi al“Sanatorio” e Zervò, chi a Gambarie ed altri nelle campagne, tutte fiorite, vicino al Paese.

Era una gara tra le famiglie a chi portava i cibi più buoni e tradizionali e la facevano da padroni “i ‘nguti”, ed era una corsa senza esclusione di colpi, tra noi ragazzi, per accaparrarci l’uovo posto al centro di questo prelibato dolce. Non mancavano, di certo, “i sarzizzi”, “i capicogli”, i “supprazzati”, “u casu pecorinu e/o vaccinu, u musulucu”, “u pani e u vinu”, e chi più ne ha più ne metta.

Tutto rigorosamente fatto in casa, ed il mio sogno segreto è che Lunedi prossimo possa ancora succedere!


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